Automobilismo. Francesco Miotto, il tricolore è realtà. «Sogno il Gran turismo»
Il pilota di Sedico si racconta. «Tanti sacrifici, l’obiettivo è che questa passione diventi un lavoro. Un grazie speciale va a mio papà»

Una stagione pressoché perfetta, con nove vittorie su dieci per un Francesco Miotto, che con un round di anticipo, a Misano, si è laureato campione del TCR Italy DSG, una specifica categoria di vetture da corsa derivate dalla serie, caratterizzate dall’utilizzo di un cambio automatico a doppia frizione di serie.
Francesco, quali le emozioni per il tricolore?
«Quando ho capito di aver vinto ero al settimo cielo. È stata una grande stagione con grandi risultati, grazie al Planet Motorsport che mi ha dato un pacchetto (meccanici - auto) ottimo».
Hai iniziato a correre da bambino. Quanto è cambiato quel ragazzino che sognava di fare il pilota rispetto al Francesco di oggi?
«Sono cambiato tanto, ho imparato molto nell’ambito del motorsport, trucchi del mestiere, setup, ho imparato ad ascoltare il mio ingegnere di pista e quest’anno si sono visti i frutti. Sicuramente una cosa però non è cambiata, l’obiettivo. Cioè riuscire a far diventare questo sport il mio lavoro, sogno di arrivare nella categoria Gran Turismo».
Proviamo a conoscere Francesco fuori dalla pista: come sei nella vita di tutti i giorni e come trascorri il tuo tempo quando non corri?
«Lavoro in un’officina metalmeccanica e studio all’università online; diciamo che sono molto indaffarato, ma, nonostante ciò, riesco ad allenarmi e vado in palestra due o tre volte alla settimana. Poi, una volta a settimanasono a Conegliano per usare i simulatori. Ma ovviamente non mancano le uscite con gli amici il venerdì e il sabato sera».
Tra gare, lavoro e vita privata, quanto è difficile riuscire a conciliare tutto? Quali i sacrifici più importanti che hai fatto per questa passione?
«I più importanti li ho fatti ai tempi della scuola dell’obbligo, perché ho corso dai 6 ai 18 anni nei kart. Le corse iniziavano dal giovedì, alcune il mercoledì, per cui è stato molto impegnativo saltare tanti giorni di scuola e soprattutto con i professori c’era sempre una lotta continua, perché bisognava fare gran fatica per recuperare. Io di solito la sera chiamavo i compagni per capire cosa c’era da fare, ma non essendo presente era più difficile. Diciamo che facendo 14 gare l’anno di kart la cosa era veramente impegnativa».
Quanto è stata importante la famiglia? C’è una persona che senti di dover ringraziare in modo particolare per essere arrivato fin qui?
«Una persona che devo assolutamente ringraziare è mio papà, che mi ha trasmesso la passione sin da piccolo e mi supporta ogni anno. Cerchiamo sempre di crescere tra nuovi sponsor e per capire quali campionati fare. Per me è una persona fondamentale, senza di lui non sarei arrivato dove sono ora».
Torniamo alle corse: dopo un titolo italiano e una stagione così positiva, qual è il sogno che vorresti provare a inseguire adesso?
«Il sogno che vorrei inseguire adesso sono le vetture da Gran Turismo, perché il mondo del motorsport si sta spostando molto lì. Vorrei diventare un pilota professionista, ma come sogno raggiungibile è quello di arrivare in GT. Servono altri sponsor ma non la vedo impossibile».
Ma ora c’è ancora da chiudere il 2026 e il campionato con l’ultimo round, al Mugello il 30 ottobre e 1 novembre.
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