Nibali, il San Pellegrino rampa di lancio per il Tour

Lo squalo di Messina svela i piani "in giallo" dal ritiro fra Bellunese e Trentino

POZZA DI FASSA. Dai tornanti del passo San Pellegrino, Vincenzo Nibali strizza l’occhio agli Champs Elysees. Lo squalo di Messina è alle prese con la fase conclusiva della preparazione atletica pre Tour de France che lo porterà dritto dritto alla partenza della prima tappa di Noirmoutier en l’Ile con un obiettivo ben preciso in testa: la conquista della maglia gialla.

A poche settimane dall’inizio della Grand Boucle, l’aria delle montagne a cavallo tra il Bellunese ed il Trentino sembrano aver fatto bene a Nibali che, tra un allenamento e l’altro, è riuscito a mettersi alle spalle un Giro del Delfinato poco soddisfacente. Ora la testa è già a Parigi, dopo aver seguito il Giro d’Italia seduto in poltrona.

Vincenzo, quali sono le sensazioni a poche settimane dall’inizio del Tour de France?

«Sono sereno anche se il recente Giro del Delfinato non è andato bene. Mi aspettavo qualcosa in più, devo ammetterlo, ma è pur vero che fa parte del gioco. Quando si è fermi da un po’ di tempo o si va subito a mille oppure si fatica, nel mio caso è prevalsa la seconda ipotesi ma questo significa poco o niente in vista del Tour de France dove punto ad arrivare nella migliore condizione atletica. Approfitterò di queste settimane in altura per portarla al top per poi dare tutto in gara».

Con quale aspirazione ti appresti ad affrontare il Tour del France?

«Un piazzamento sul podio è l’obiettivo che mi sono posto a bocce ferme. Scaramanticamente non dico quale dei tr,e ma è ovvio che il primo sarebbe accolto con maggiore soddisfazione (ride). Le grandi corse a tappe come il Tour ,ma anche il Giro d’Italia o la Vuelta, sono diventate sempre più difficili e spesso per questo motivo sfuggono al pronostico. Guardate cosa è successo nell’ultimo Giro d’Italia, una bagarre. Bisogna anche essere fortunati nel trovare e poi mantenere la migliore condizione atletica dell’anno proprio in quei giorni di corsa. Basta poco per mandare tutti i piani all’aria».

Hai seguito il Giro d’Italia in televisione: è stato davvero così diverso rispetto agli anni passati come si racconta?

«Sentendo colleghi e compagni impegnati in corsa devo confermare quella sensazione emersa evidente in televisione. È stato un Giro d’Italia molto veloce, per questo motivo raramente le fughe sono andate in porto. Spesso la carovana era anche in anticipo rispetto alle tabelle di marcia. Questo ha significato per molti un notevole dispendio di energie nella prima settimana di gara con le fatiche che poi sono emerse lampanti nelle altre due quando invece serviva essere al top della forma. Yates era partito fortissimo ed ha pagato dazio, Froome era partito male, addirittura sembrava voler mollare da un momento all’altro ed alla fine invece non solo ha vinto, addirittura ha stravinto peraltro meritatamente facendo qualcosa di straordinario. L’azione sul Colle delle Finestre non era per niente casuale, anche se mi sento di dire che in quella circostanza è stato aiutato dalle condizioni meteo. Quando ti esponi in solitaria ad una fuga di tantissimi chilometri con il vento contrario non fai molta strada. A lui, stando anche a quello che mi hanno raccontato dalla gara, visto che io non c’ero, è andata benissimo perché il vento quel giorno era favorevole e lo è stato fino al termine della tappa».

Froome sarà dunque l’atleta da battere anche al Tour de France?

«Credo proprio di sì, anzi mi sento di dire che può aspirare alla doppietta. Se arriva al Tour con la stessa forma palesata nell’ultima settimana del Giro d’Italia non ce n’è per nessuno, anche se a mio avviso bisognerà fare i conti anche con Tom Dumoulin».

In questo contesto che ruolo svolge la squadra?

«La squadra è tutto, non a caso Froome dalla sua ha un team (Sky) di altissima qualità e dal budget illimitato. Sono cose che fanno la differenza, altro che. Nelle crono poi il team Sky è sicuramente quello da battere. Da questo punto di vista noi partiamo indietro, inutile girarci attorno. Mi sento di dire che se perdiamo un minuto è grasso che cola. Di più potrebbe risultare fatale».

Detto della voglia di puntare al podio e delle prime sensazioni, quali sono le aspettative che Vincenzo Nibali si sente addosso?

«Nei miei confronti le aspettative sono sempre alte, ma ho maturato l’esperienza giusta per farmele scivolare addosso senza subirle. Ho 33 anni, tra gli uomini di classifica sono il più anziano, ma questo non deve essere considerato necessariamente un male. Al contrario lo ritengo un qualcosa di positivo. A livello personale ho l’ambizione di voler agguantare il podio, ma anche la consapevolezza che non è detto che questo avverrà. Ed allora punterò a dare tutto, farò del mio meglio confidando anche nell’aiuto della squadra, i conti li faremo alla fine. Lo scorso anno sono arrivato sul podio al Giro, pagando di fatto una cronometro molto lunga in cui Tom Dumoulin ha fatto la differenza. Sono arrivato sul podio anche alla Vuelta arrivando a breve distanza dal vincitore. Ho già vinto sia il Tour che il Giro d’Italia, conosco molto bene ogni risvolto possibile di queste grandi gare a tappe. Insomma, i presupposti sono buoni, adesso però sarà la gara a dire l’ultima parola e quello sarà un verdetto insindacabile».

Tra le grandi novità del Tour de France c’è una tappa con partenza in griglia: che cosa ne pensi?

«Non serve a niente, è una cosa inutile, anche un po’ ridicola. Siamo professionisti, non amatori. Partire ultimo per un atleta professionista significa zero perché in pochi secondi sarà rientrato in gruppo».

Da qui all’inizio del Tour passeranno ancora diverse settimane: su cosa si concentrerà il lavoro di Vincenzo Nibali con l’obiettivo di arrivare al top della forma?

«Lavoreremo molto sulla qualità. Prima del Giro del Delfinato avevamo iniziato con un lavoro diverso, concentrato nel mettere benzina nel motore. Forse anche per questo al Delfinato le cose non sono andate bene ma non cerco alibi anche se sono ben consapevole che ho fatto una brutta gara. Adesso è il momento di serrare le fila, l’aria di montagna da questo punto di vista è la migliore alleata. Anche perché si lavora in un contesto sereno, lontano da ogni tipo di distrazione. Le temperature di questi giorni sono gradevoli, aiutano a pedalare forzando sul pedale quando serve. Speriamo che il meteo si mantenga così fino alla fine del ritiro. E poi al passo San Pellegrino ormai mi sento a casa. È un luogo mistico che per me rappresenta anche un portafortuna».

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