Dieci turni di stop per Paul De Podestà

BELLUNO. Il giudice sportivo ha inflitto una squalifica di dieci giornate all’allenatore dell’Auronzo Paul De Podestà “per aver colpito il direttore di gara con una pallonata” e averlo “spinto con il proprio corpo verso il recinto del campo” nei minuti finali della gara con lo Schiara, poi sospesa. Alla società del capoluogo è stata assegnata la vittoria a tavolino (ma stava già vincendo conducendo) che certifica la promozione dei gialloneri in Seconda.
Mister De Podestà riconosce il gesto e ribadisce la sua idea («tornassi indietro cambierei il modo in cui mi sono comportato, ma quello che ho detto all’arbitro riguardo alla partita lo penso tuttora») e sottolinea che «le dieci giornate confermano che non sono un aggressore».
All’83’ l’arbitro viene colpito alla schiena con una pallonata “calciata – si legge sul comunicato – in maniera particolarmente violenta dall’allenatore Paul De Podestà”. Quest’ultimo, dopo essere stato allontanato, “si opponeva fisicamente spingendo l’arbitro verso il recinto del campo e contemporaneamente proferiva insulti ed improperi”. Ciò avrebbe creato “uno stato di agitazione anche fra i calciatori stessi tanto da turbare la tranquillità del direttore di gara che vista la situazione non si sente più in grado di continuare la gara decretandone la sospensione”.
L’arbitro, poi, “viene raggiunto all’interno dello spogliatoio sempre da De Podestà che visibilmente alterato ha continuato a proferire insulti”.
Le dieci giornate sono così motivate: quattro per aver colpito con una pallonata il direttore di gara; quattro per averlo spinto con il proprio corpo verso il recinto del campo; due per reiterate ingiurie.
«Se uno aggredisce l’arbitro – commenta il mister dell’Auronzo – penso che se va bene si prenda una squalifica a vita. Il fatto che siano 10 giornate, dunque, mi fa piacere. Ci sono delle regole ed è giusto che chi le infrange venga punito».
Il tecnico, però, precisa alcuni punti. «La famosa pallonata l’ho calciata da trenta metri per avere l’attenzione dell’arbitro. L’ho beccato, dopo che il pallone aveva fatto due rimbalzi. Inoltre l’arbitro non può sapere che l’abbia calciata con violenza, perché non mi ha visto tirarla, tant’è vero che mi ha chiesto se fossi stato io e gli ho detto di sì. Quanto ad averlo spinto verso il recinto, ero talmente vicino a lui che, urlandogli contro, e non avendo io il fisico di Gandhi, i nostri corpi sono andati a contatto. Per il resto, quanto scritto sul comunicato è tutto giusto».
«Non sono un aggressore. Non ho mai alzato le mani in 46 anni – chiosa De Podestà – e mai succederà. Quello che ho da dire lo dico sempre. Ho sempre dato l’anima per il calcio: lo vivo in modo mio, forse esagerato. Chiedo scusa: sono fatto così. Non mi sottraggo dalle mie responsabilità e mi dispiace per come sono andate le cose». (n. p.)
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