A Venezia corse la maratona in 2h18’

«Devo molto a Ghidini e Mondini. Bortoluzzi? Se fosse stato più “cattivo”...»

BELLUNO. Dino Tadello è nato il 27 dicembre del 1954. Corridore versatile, ha saputo fare cose di eccellenza assoluta nei più diversi ambiti. Nella corsa in montagna il suo successo più grande fu il titolo iridato ottenuto sulle colline britanniche di Keswick nel 1988. Su strada, tra le diverse prestazioni dell’atleta cavarzanese vale la pena sottolineare il terzo posto ottenuto al Giro dell’Umbria, arrivando davanti a uno dei nomi importanti della corsa azzurro degli anni Settanta, Franco Fava, ma soprattutto merita di essere posto in evidenza il risultato ottenuto alla maratona di Venezia del 1987: Tadello corse in 2h18’, con appena otto settimane di preparazione specifica e con 100 chilometri di allenamento a settimana. Per quanto riguarda i personali, Dino vanta 1h04’40” sulla mezza maratona (stabilito a Brescia, metà anni Ottanta). Sui 21,0975 chilometri il cavarzanese vanta, tra gli altri, anche un successo a Vienna. Così in pista: 29’36” sui 10 mila, 14’16” sui 5 mila, 3’57” sui 1500.

Tadello, che ha dai 37 ai 40 battiti cardiaci a riposo anche oggi, possiede numeri impressionanti anche nell’ora in pista: alla 24 ore di San Martino, allo stadio polisportivo di Belluno, è stato capace di mettere insieme ben 19,250 chilometri. Il personale però lo ha realizzato a Verona: 19,430 in un’ora.

«Sono tante le persone che hanno contribuito alla mia maturazione atletica» dice Tadello. «Mi piace ricordare Gianni Ghidini, grazie al quale ho fatto un salto di qualità importante. Ma anche Carlo Mondini, persona preparata e squisita».

Tanti anche gli atleti incrociati in carriera. Alfonso Vallicella, ad esempio, azzurro veronese ella corsa in montagna che nel 1988 a Keswick vinse il titolo iridato nel percorso corto. «In salita Vallicella era uno dei degli atleti più forti che abbia mai visto» dice Tadello. «Ho anche corso con lui, alla Paf Alitrans».

«Sempre per quanto riguarda la corsa in montagna, un altro atleta fortissimo era Luigino Bortoluzzi: se avesse avuto un pizzico di cattiveria agonistica in più non ce ne sarebbe stato per nessuno».(i.t.)

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