Sanità convenzionata: «In Veneto prestazioni per un valore di 800 milioni di euro»

Le strutture accreditate dalla Regione coprono il 30% delle visite in ambulatorio: più di 8 mila addetti tra medici e infermieri per oltre 4 mila posti letto disponibili

Federico Murzio
Il policlinico di Abano Terme
Il policlinico di Abano Terme

Per favore non chiamatele le cliniche dei ricchi per i ricchi. Indugiando in questa definizione si rischierebbero gli strali degli interessati, nel migliore dei casi. Una dotta intemerata colma di richiami giuridici, medici e filosofici, nel caso peggiore.

Si parla delle cliniche private ma accreditate, quelle strutture ospedaliere o residenziali che ricevono un contributo dalle Usl sulla base dei servizi sanitari erogati. E che, a conti fatti, dovrebbero aiutare il pubblico ad abbattere le liste d’attesa. Il punto cruciale è qui: le convenzioni come una sorta di stampella alla sanità pubblica. Fuor di metafora, in Veneto, «queste strutture coprono il 30 per cento dei servizi sanitari per la parte ambulatoriale, e il 18 per cento per quanto concerne i ricoveri» spiegano dall’Aiop Veneto (l’associazione che le raggruppa).

Alcuni dati 

I pazienti accedono alle stesse condizioni del pubblico, con il ticket. Ciò non toglie, naturalmente, che le stesse cliniche possano offrire servizi sanitari in toto a carico del paziente.

Complessivamente tutta la sanità accreditata del Veneto (ospedali e poliambulatori soprattutto) «eroga prestazioni per un controvalore di circa 800 milioni di euro, su un montante relativo al bilancio della sanità regionale di oltre 12 miliardi di euro» spiegano i vertici di Aiop.

A ben guardare, per la sanità pubblica, sembrerebbe molto più di una stampella. Tanto più che le cliniche accreditate «coprono oltre il 50 per cento della mobilità attiva, ossia la capacità di attrarre pazienti da altre regioni» osservano da Aiop.

Per contro, fenomeno ormai noto, parte della platea veneta ha cominciato a frequentare altre regioni per soddisfare alcuni servizi sanitari: Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Lombardia soprattutto. Durante la pandemia, e con maggiore intensità dopo, la domanda sanitaria è in incremento esponenziale, e i pazienti sono disposti a sobbarcarsi viaggi nelle regioni limitrofe per vedersi assicurate quelle prestazioni che riceverebbero anche qui. Ma con tempi più lunghi. Liste d’attesa, appunto, il cui taglio è da tempo l’obiettivo dichiarato, ma non ancora risolto, della politica.

Le strutture convenzionate in termini di qualità di prestazioni, di ambienti e relativi controlli, devono rispettare rigidi standard. E, se qualcosa non dovesse andare male, le strutture accredidate possono rischiare anche la chiusura. Cosa che, a memoria, per un ospedale pubblico, almeno in Veneto, non è mai accaduto.

Le strutture 

I numeri generano una mappatura di questo particolare aspetto “erogativo” della sanità. Le cliniche accreditate che rientrano sotto l’ombrello dell’Aiop sono 34 e pur concentrandosi nel Padovano e nel Veronese sono presenti in tutte le province. A queste si aggiungono una ventina di strutture raggruppate nell’Associazione religiosa istituti socio-sanitari. Rimanendo nell’ambito dell’Aiop, in tema di strutture accreditate si parla per esempio, da ovest a est, dell’Ospedale Dr. P. Pederzoli o la Clinica San Francesco nel Veronese, l’Eretenia o Villa Berica o Villa Margherita nel Vicentino, il Policlinico di Abano o il Csa Mantegna nel Padovano, Park Villa Napoleon nel Trevigiano, Ospedale Cortina Gvm nel Bellunese, il Policlinico San Marco a Mestre o Santa Maria Maddalena nel Rodigino.

Naturalmente, anche nell’ambito dell’annoso dibattito tra sanità pubblica, sanità privata e sanità convenzionata, e nel rispetto della funzione sussidiaria dello Stato (che tocca per inciso anche la scuola), ci sono anche complessità. A fronte per esempio di 4.220 posti letto accreditati con il Servizio sanitario e di un’occupazione (tra personale medico e ospedaliero) censita in 8 mila persone, si presentano temi che coinvolgono la politica, la programmazione sanitaria e quindi economica.

Dall’Aiop spiegano che «i limiti di budget cui è sottoposta la sanità accreditata ci mettono in condizione di esaurire tra ottobre e novembre di ogni anno le prestazioni». La sanità accreditata ha dei limiti nelle prestazioni che possono erogare, che possono essere definiti budget, terminati i quali devono necessariamente rinviare le prenotazioni. Negli ultimi anni gli stanziamenti previsti dal governo centrale sono in aumento (per il 2026 dovrebbero corrispondere a circa un più un 5, 6 per cento degli stanziamenti storici). E questo nella logica di allineare la domanda all’offerta delle strutture accreditate. —

 

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