Case e ospedali di comunità, Veneto accelera ma la riforma resta incompleta

Report GIMBE sul PNRR sanità: la regione supera la media nazionale per strutture attivate e utilizzo del fascicolo elettronico. Ma poche Case della Comunità sono pienamente operative e pesa la carenza di personale

Case e ospedali di comunità, in Veneto la riforma è ancora incompleta
Case e ospedali di comunità, in Veneto la riforma è ancora incompleta

Il Veneto è tra le regioni più avanti nell’attuazione della riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR. Ma dietro numeri migliori della media nazionale, il sistema resta ancora incompleto e lontano dalla piena operatività.

È quanto emerge dal monitoraggio della Fondazione GIMBE, che fotografa una situazione a doppia velocità: da un lato l’attivazione delle strutture, dall’altro la difficoltà di renderle davvero funzionanti.

CASE DELLA COMUNITÀ: PIÙ ATTIVE DELLA MEDIA, MA NON A REGIME

Sul fronte delle Case della Comunità, il Veneto supera nettamente il dato nazionale. Su 99 strutture programmate, 64 hanno attivato almeno un servizio, pari al 64,6%, contro una media italiana del 45,5% .

Un risultato che colloca la regione tra le più avanzate nella fase di avvio della riforma. Ma il dato cambia se si guarda alla qualità e alla completezza dei servizi: solo una quota minima delle strutture è infatti pienamente operativa.

 

Il problema è legato soprattutto alla presenza parziale dei servizi e alla carenza di personale sanitario.

«La presenza incompleta dei servizi – spiega il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta – non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma le rende poco attrattive per i cittadini» .

Le Case della Comunità dovrebbero rappresentare il fulcro della sanità di prossimità, con accesso integrato a medici, infermieri, specialisti e servizi sociali. Ma senza tutti questi elementi, il rischio è che restino strutture a metà.


OSPEDALI DI COMUNITÀ: VENETO TRA I PIÙ AVANZATI

Ancora più evidente il vantaggio del Veneto sugli ospedali di comunità. Su 73 strutture previste, 47 hanno attivato almeno un servizio, pari al 64%, a fronte di una media nazionale ferma al 27% .

Un dato che conferma la capacità della regione di procedere nella realizzazione e nell’avvio dei presidi territoriali. Tuttavia, anche in questo caso, nessuna struttura risulta pienamente operativa.

«Il ritmo di attivazione rimane troppo lento rispetto agli obiettivi europei», avverte Cartabellotta, sottolineando come il problema non sia solo costruire le strutture, ma garantire tutti i servizi previsti e il personale necessario .


I DATI IN PILLOLE

Case della Comunità: sono 99 quelle programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 64 (64,6%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025);

Ospedali di Comunità: sono 73 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 47 (64%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025);

Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 14 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati Ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025);

• L’89% dei cittadini della Regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Media Italia: 44% (dati Ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025).

Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato attivo

 

Case della Comunità con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi

Ospedali di Comunità con almeno un servizio dichiarato attivo

FASCICOLO SANITARIO: ALTA ADESIONE, MA SISTEMA ANCORA PARZIALE

Sul fronte digitale il Veneto mostra risultati più solidi. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 14 delle 20 tipologie di documenti previste a livello nazionale, in linea con la media italiana .

Il dato più significativo riguarda però il consenso dei cittadini: l’89% dei veneti ha autorizzato la consultazione dei propri dati sanitari, quasi il doppio rispetto alla media nazionale del 44%.

Un risultato che evidenzia un maggiore livello di fiducia e diffusione dello strumento rispetto al resto del Paese. Tuttavia, anche in questo ambito restano criticità legate alla completezza dei dati e all’interoperabilità tra sistemi.

«Senza una reale integrazione e senza dati completi – osserva Cartabellotta – il Fascicolo sanitario elettronico rischia di restare un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti» .


UNA RIFORMA ANCORA A METÀ

Il quadro complessivo restituisce un Veneto più avanti della media nazionale, ma ancora lontano dagli obiettivi finali della riforma.

A pesare sono soprattutto tre fattori:

  • l’attivazione parziale dei servizi

  • la carenza di personale sanitario

  • i ritardi nell’integrazione digitale

«A pochi mesi dalla scadenza del PNRR – conclude Cartabellotta – siamo ancora lontani dal raggiungimento dei target e il rischio è quello di non produrre benefici concreti per i cittadini» .

La sfida, nei prossimi mesi, sarà trasformare le strutture già attivate in servizi realmente funzionanti. Perché senza questo passaggio, la riforma della sanità territoriale rischia di restare incompiuta, lasciando in eredità un sistema solo parzialmente efficace e ancora distante dai bisogni reali della popolazione.

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