Sicurezza in mare, l’appello dei bagnini: «Divieti rigorosi per i tuffi dai pontili»
Il bilancio della stagione balneare: dieci morti in spiaggia sul litorale veneziano. Numerosi i recuperi e i salvataggi in mare a lieto fine. «Merito della rete di collaborazione tra gli assistenti»

Il sibilo penetrante dei fischietti è risuonato su tutto il litorale alle 11 in punto di domenica 30 agosto. I bagnini del salvataggio nella costa veneta hanno alzato il salvagente, o boa a siluro, nel ricordo di Fabrizio Valente, savonese di 62 anni, assistente ai bagnanti che ha perso la vita in mare ad Andora per salvare un turista in difficoltà anche lui deceduto.
Uno sulla torretta, uno sulla battigia per non trascurare il servizio. Altri hanno alzato un remo in suo onore. Il baywatch sollevato al cielo in memoria del collega è stato emozionante e commuovente per i turisti.
Un’iniziativa dei bagnini in tutto il Veneto, che ha coinvolto anche il Sib, sindacato dei balneari. Ma è dagli assistenti ai bagnanti che è partita questa idea che poi ha visto in prima linea associazioni come Anab, associazione nazionale assistenti ai bagnanti, che a Jesolo ha come riferimento Guido Ballarin.
La stagione in mare
I morti sul litorale sono stati una decina quest’anno, quattro a Caorle, tre a Jesolo, di cui uno, il diciassettenne di Trento, ha perso la vita tuffandosi da un pontile. Per il resto sono quasi tutti malori di persone anziane o con patologie. Il servizio di salvataggio sulla costa veneta è considerato efficiente e sicuro e i dati lo confermano con centinaia di salvataggi in mare.
La stagione sul litorale non è ancora conclusa, ma è già possibile tracciare un primo bilancio positivo sotto il profilo della sicurezza e dell’attività di salvamento. Il reparto degli assistenti bagnanti ha dimostrato professionalità, attenzione e capacità di lavorare in sinergia tra le diverse postazioni.
A Jesolo, dove l’afflusso quotidiano è particolarmente elevato, il lavoro non riguarda soltanto gli interventi ordinari, ma richiede una presenza costante e una capacità di risposta a situazioni molto diverse. 130 i bagnini in servizio, mentre sulla costa salgono a un migliaio, pur nella difficoltà di reperire il personale.
Recuperi e salvataggi
Nel corso della stagione sono stati effettuati interventi delicati di recupero e salvataggio, molti dei quali si sono conclusi con esito positivo, grazie alla tempestività degli assistenti bagnanti, alla conoscenza del territorio e alla collaborazione tra le diverse postazioni. «Sono proprio questi interventi», dice Guido Ballarin, in servizio alla torretta 7 in piazza Aurora, «spesso effettuati in condizioni di particolare difficoltà, a dimostrare quanto sia importante contare su una rete di professionisti preparati e pronti a intervenire reciprocamente in caso di necessità. Uno degli aspetti più significativi è proprio la rete operativa che negli anni abbiamo costruito tra le diverse postazioni. Una rete che non interviene solo nelle emergenze in mare, ma che ogni giorno affronta situazioni legate all’elevato afflusso di persone sul nostro litorale».
Le ricerche
«La ricerca di bambini che si allontanano e si perdono sulla spiaggia», ricorda, «così come quella di persone appartenenti a fasce d’età più avanzate che possono avere difficoltà di orientamento, è un’attività quotidiana. Attraverso il coordinamento immediato tra le postazioni, riusciamo ad attivare una rete di ricerca lungo il litorale, permettendo di individuare la persona smarrita in tempi molto ristretti e di riconsegnarla ai familiari. È un lavoro quotidiano, silenzioso e poco visibile, proprio perché quando il sistema funziona bene l’emergenza viene risolta prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave. Questa organizzazione non è nata da un sistema imposto dall’esterno, ma è stata costruita negli anni direttamente dagli assistenti bagnanti. La manifestazione di oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata molto toccante e partecipata.
La manifestazione
«In quella tragica circostanza», rievoca Ballarin, «ha perso la vita anche Luigi Fasano, il bagnante che Fabrizio stava cercando di soccorrere. Oggi siamo rimasti regolarmente in postazione per garantire la continuità del servizio, mentre un secondo assistente si è portato sulla battigia e ha sollevato il baywatch verso il cielo per un minuto, come gesto simbolico di onore e rispetto. Un gesto semplice, ma dal forte significato. Il baywatch è lo strumento quotidiano del nostro lavoro, diventato per un minuto un simbolo di memoria e di rispetto per chi ha perso la vita nel tentativo di salvare un’altra persona.
La bandiera rossa non può essere solo un invito alla prudenza, un elemento informativo. La tragedia di Andora ci impone anche una riflessione che, come Anab, riteniamo fondamentale. Riteniamo che debba assumere un significato ancora più chiaro e inequivocabile per chi frequenta la spiaggia: divieto di balneazione. Per quanto riguarda Jesolo, siamo in attesa che vengano concretizzate le modifiche già affrontate sul tema dei tuffi dai pontili, in particolare attraverso un miglioramento della segnaletica e della comunicazione del pericolo».
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