Superjet, sì alla procedura di composizione negoziata: le paure dei lavoratori
La crisi di Superjet si trascina ormai da oltre tre anni. Le sanzioni decise da Bruxelles contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina hanno infatti portato al congelamento dei beni (poi restituiti alla società) e delle quote di Superjet riconducibili ai russi

Superjet va verso la composizione negoziata della crisi. La conferma è arrivata ieri pomeriggio quando Camillo Perfido, amministratore delegato dell’azienda di Tessera che allestisce e commercializza aerei, ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori dopo l’assemblea dei soci (Agenzia del Demanio e Leonardo) di mercoledì.
Ai delegati sindacali Perfido ha comunicato che l’assemblea, sfumata l’ipotesi di un prestito ponte di 7 milioni di euro da parte dell’Agenzia del Demanio, ha incaricato il Cda di avviare la procedura, ipotesi che già circolava da alcuni giorni.
La composizione negoziata prevede che l’impresa in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico finanziario alla base della crisi o della probabile insolvenza possa chiedere alla Camera di Commercio la nomina di un esperto indipendente per tentare il risanamento dell’impresa.
Nel Veneziano, per esempio, vi ha fatto ricorso la Fantic Motor di Santa Maria di Sala, anche se le condizioni in cui si trova Superjet sono molto diverse. L’accesso alla procedura di composizione - ha spiegato Perfido ai lavoratori - è possibile solo a due condizioni: sufficiente liquidità e possibilità di elaborare un piano di rilancio.
La liquidità, come è emerso nell’incontro, potrebbe essere garantita dalla vendita di alcuni velivoli a una società messicana; il piano industriale di rilancio potrebbe coinvolgere una delle tre società, di cui due straniere e una italiana, interessate all’azienda.
Tuttavia c’è da dire che i tre dossier sono da tempo sulla scrivania dell’amministratore delegato della società. Se le due condizioni - liquidità e progetto industriale - dovessero venire meno anche la Composizione negoziata della crisi diventerebbe impraticabile e a quel punto non resterebbe altra strada che la liquidazione.
«Ci auguriamo che dopo questo primo incontro informativo», dice Michele Valentini della Fiom Cgil, «ve ne sia uno, con maggiori informazioni, con le segreterie provinciali. E attendiamo il tavolo al Mimit che l’ex assessore regionale al lavoro Valeria Mantovan si era impegnata a sollecitare». La crisi di Superjet si trascina ormai da oltre tre anni. Le sanzioni decise da Bruxelles contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina hanno infatti portato al congelamento dei beni (poi restituiti alla società) e delle quote di Superjet riconducibili ai russi.
La società infatti era nata nel 2007 come joint venture tra Italia e Russia ai tempi del governo Berlusconi.
Leonardo, che nei primi anni aveva il 51% della società, aveva poi rivisto il suo accordo di partecipazione nel 2016 riducendo la quota al 10%. L’accordo prevedeva la costruzione delle carlinghe degli aerei in uno stabilimento in Siberia mentre dell’allestimento degli arei - chiamati proprio Superjet 100, per tratte di media lunghezza - e della loro commercializzazione si occupava la sede di Venezia.
Dopo le sanzioni la gestione delle quote riconducibili ai russi è passata al Demanio mentre Leonardo ha continuato a tenere il 10% delle quote, cercando di sostenere la società decidendo, ad esempio, di non riscuotere l’affitto per l’utilizzo del capannone di Tessera, proprietà di Leonardo.
E sempre Leonardo, in questi ultimi anni, ha accolto nelle sue due divisioni veneziane (velivoli ed elicotteri) molti lavoratori di Superjet in distacco.
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