Estate senza scuola, il conto per i genitori: fino a 200 euro a settimana per i figli
Sono i risultati di un sondaggio promosso dal Comune di Padova su 895 intervistati. I risultati saranno consegnati alle istituzioni. In Italia la pausa estiva è tra le più lunghe d’Europa e per chi vive in condizioni più fragili è una perdita di competenze, relazioni e opportunità

I genitori di bambini piccoli lo sanno: ad aprile inizia il panico. La scuola chiude, l’estate si allunga per tre mesi e per le famiglie comincia una sorta di corsa a ostacoli. Nonni, zii, centri estivi costosi, soggiorni in piscina, corsi di qualsiasi tipo.
E, nel peggiore dei casi, qualche ora in più davanti a uno schermo. Un calendario scolastico pensato quando l’Italia era ancora in gran parte un Paese agricolo, e la lunga pausa estiva coincideva con la necessità per bambini e ragazzi di aiutare le famiglie nei campi, che oggi si confronta con una società nella quale la maggior parte dei genitori continua a lavorare per tutta l’estate.
Per capire quanto il problema sia diffuso, un gruppo di genitori, sostenuto dal consigliere del Comune di Padova del Pd Marco Concolato, ha lanciato un questionario. E i primi risultati raccontano una situazione tutt’altro che marginale.
Tra le 895 risposte raccolte finora, il 49,8% dei genitori dichiara di spendere tra i 100 e i 200 euro alla settimana per organizzare l’accudimento dei figli mentre è al lavoro; il 22,3% spende più di 200 euro. Per il 96,2% si tratta di un problema significativo. E appena il 28,6% di questi genitori dice di riuscire comunque a gestirlo.
A scuotere il gruppo dal fatalismo è arrivata anche la notizia della sperimentazione avviata in Emilia-Romagna: da quest’anno, nei Comuni che aderiranno, le attività educative, sportive e culturali potranno ripartire già dal 31 agosto, grazie anche al sostegno della Regione.
Una decina di giorni in più possono sembrare pochi, ma per una famiglia alle prese con una lunga estate possono significare un sollievo concreto e, soprattutto, un risparmio che può arrivare, come suggeriscono i dati del questionario, a qualche centinaio di euro.
«Vogliamo essere propositivi e capire assieme alle istituzioni cosa si può fare per affrontare questa situazione», racconta Sandra Mitrovic, mamma di due bambini.
Il 4 settembre il gruppo, che si è denominato Padova Scuola Aperta, chiamerà a raccolta genitori e istituzioni al Campo dei Girasoli. Sarà l’occasione per presentare i dati definitivi del questionario e discuterli insieme, provando a trasformare un problema quotidiano in una proposta. «Sappiamo» riflette Mitrovic, «che il Comune ha poche competenze in questo campo, ma possiamo vedere assieme se è possibile fare qualcosa, magari coinvolgendo la Regione».
La lunga pausa estiva, però, non è solo un problema organizzativo per le famiglie. Può diventare anche un problema educativo. Save the Children ha evidenziato come una sospensione scolastica di oltre tre mesi possa amplificare le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative.
In Italia la pausa estiva dura circa 12-14 settimane, tra le più lunghe d’Europa: chi in questi mesi può contare su attività sportive, culturali ed educative continua ad avere occasioni di apprendimento e socialità; chi vive in condizioni più fragili rischia invece di perdere competenze, relazioni e opportunità di crescita.
È il fenomeno conosciuto come Summer Learning Loss, la perdita di conoscenze e competenze che può verificarsi durante la lunga interruzione delle lezioni. «Occorrerà anche capire quale sia lo stato delle scuole», aggiunge Sandra Mitrovic, «perché è chiaro che molte non sono adatte a ospitare bambini nei mesi più caldi. Però alcune scuole di Padova sono già abbastanza attrezzate. Magari si può partire da alcune esperienze pilota. L’importante è prendere la situazione in mano e iniziare a fare qualcosa».
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