La Palladiana è tornata a splendere

Dopo quattro anni si sono conclusi i lavori di restauro dell’edificio di Piazzola sul Brenta progettato dal maestro: sarà dimora privata ma anche spazio culturale

Paola Pilotto
La Palladiana prima e dopo
La Palladiana prima e dopo

La villa La Palladiana di Presina torna a vivere e brillare dopo decenni di silenzio e abbandono, quando il tempo e l’incuria avevano progressivamente offuscato uno dei segni più eleganti della civiltà veneziana di terraferma. Oggi, tra il recupero delle geometrie rinascimentali e il riemergere del paesaggio storico che la circonda, la dimora si riapre completamente riqualificata e con un orizzonte inatteso: quello della cultura internazionale.

Il primo tassello del rilancio è la collaborazione con la Pontificia Università Cattolica di Santiago del Cile, che porta nella villa un programma di ricerca e formazione dedicato al dialogo tra paesaggi, architettura e restauro tra Veneto e Sud America. Un ponte simbolico che restituisce alla dimora la sua vocazione originaria di spazio aperto, di scambio e di relazione tra saperi e territori.

La storia 

Attribuita dalla tradizione ad Andrea Palladio e legata alle grandi famiglie del patriziato veneziano, Villa La Palladiana è uno degli esempi più significativi di residenza veneta inserita nel sistema della terraferma. Il complesso, composto da villa e barchessa, si colloca in un paesaggio agricolo e idraulico di grande pregio, tra la Roggia Contarina, il bacino di Isola Mantegna e il Brenta. La storia della dimora attraversa i secoli seguendo le trasformazioni del territorio.

Dopo i Contarini, passa ai Da Ponte nel 1788 e successivamente ai Camerini nel 1878, famiglia di imprenditori che lega il proprio nome allo sviluppo economico e urbanistico di Piazzola sul Brenta. Nel Novecento inizia una lunga fase di declino, segnata da passaggi di proprietà e da un progressivo abbandono che ne compromette la conservazione.

L’impianto architettonico conserva la piena riconoscibilità del linguaggio palladiano, fondato su simmetria, ordine e proporzione. Lo scalone in pietra conduce al pronao con colonne ioniche giganti a quattro facce, sormontato da un frontone triangolare con oculo centrale. All’interno, la sala nobile a doppia altezza rappresenta il cuore scenografico della villa, con decorazioni che simulano un’apertura verso il cielo e superfici in marmorino che restituiscono la luminosità originaria degli ambienti. A nord si sviluppa invece la barchessa, tipica delle ville venete e, tutto attorno, il parco di circa un ettaro.

Il recupero conservativo, durato circa quattro anni, è stato realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, con il coinvolgimento del Ministero della Cultura, della Regione Veneto, del Comune di Piazzola sul Brenta, dell’Istituto Regionale Ville Venete, di fondi Pnrr e di soggetti privati.+

La rinascita 

A promuovere e coordinare l’intera operazione è stato l’avvocato Aldo Rozzi Marin, proprietario della dimora, console onorario del Cile in Italia e da anni impegnato nella valorizzazione del patrimonio storico e nelle relazioni culturali tra Veneto e Sud America. Acquistata la villa nel 2022, ne ha sostenuto il restauro e il rilancio come centro di attività culturali e accademiche. I lavori, improntati a criteri conservativi e minimamente invasivi, hanno restituito integrità strutturale e leggibilità agli spazi, attraverso il consolidamento dell’intero complesso, il recupero filologico delle superfici e degli elementi decorativi, insieme alla riqualificazione del parco storico. L’intervento è stato eseguito dall’impresa De Facci Luigi spa e coordinato dagli architetti Agostino Scattola, Dimitri Simeoni e Davide Veller.

L’intervento ha restituito integrità strutturale e leggibilità agli spazi, attraverso il consolidamento dell’intero complesso, il recupero filologico delle superfici, degli elementi decorativi e della barchessa, insieme alla riqualificazione del parco storico. I lavori sono stati eseguiti dall’impresa De Facci Luigi spa e coordinati dagli architetti Agostino Scattola, Dimitri Simeoni e Davide Veller. Il restauro è stato improntato a criteri conservativi e minimamente invasivi, privilegiando la salvaguardia dei materiali originari e lo studio delle tecniche costruttive storiche.

Oggi 

Oggi La Palladiana non è soltanto un bene restaurato, ma uno spazio nuovamente vissuto. Gli ambienti ospitano già studenti e ricercatori internazionali impegnati nel primo programma formativo sviluppato con l’università cilena. Dal 22 giugno è infatti in corso “Paesaggi specchio: verso un anteprogetto speculativo tra il Veneto e l’Aconcagua (Cile)”, mentre in parallelo giovedì 25 giugno viene aperta la mostra “Convergenza e scala”, dedicata all’opera dell’architetto cileno Teodoro Fernández, Premio Nazionale di Architettura.

Il programma si conclude venerdì con la conferenza dedicata al recente restauro della villa, che riunisce protagonisti dell’intervento e studiosi del settore, tra cui Francesco Compostella, Guido Beltramini, Agostino Scattola, Dimitri Simeoni, Davide Veller e rappresentanti dell’impresa De Facci.

Nel futuro della Palladiana troveranno sede anche l’Associazione Veneti nel Mondo e la Biblioteca delle Radici, un patrimonio di migliaia di volumi dedicati alla storia dell’emigrazione veneta e delle comunità venete sparse nei cinque continenti. Un ulteriore tassello che rafforza la funzione della villa come luogo di memoria, identità e dialogo internazionale. A quasi cinque secoli dalla sua costruzione, la dimora torna così a essere parte viva del territorio e del sistema delle ville venete, riallacciando il legame tra patrimonio storico, paesaggio e contemporaneità.
 

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