Multato per essersi appartato con la prostituta in area vietata: il pensionato fa ricorso e vince

Il caso a Mestre e riguarda un pensionato sanzionato dalla polizia municipale con una multa da 350 euro. Il Giudice di Pace ha poi annullato la sanzione, stabilendo che la norma comunale applicata non è legittima

“Pizzicato” dai vigili con la presunta prostituta in area vietata, pensionato mestrino vince il ricorso e ottiene l’annullamento della multa di 350 euro
“Pizzicato” dai vigili con la presunta prostituta in area vietata, pensionato mestrino vince il ricorso e ottiene l’annullamento della multa di 350 euro

Un pensionato mestrino ha ottenuto l’annullamento di una multa da 350 euro dopo essere stato “pizzicato” dai vigili mentre faceva scendere dalla propria auto una donna, identificata dagli agenti come una prostituta cinese già nota alle forze dell’ordine, in un’area vietata al fenomeno della prostituzione su strada nel territorio di Mestre.

La multa 

La sanzione era stata emessa dalla Polizia Municipale di Venezia sulla base dell’articolo 49 octies del Regolamento di Polizia Urbana, che vieta il contatto e la contrattazione di prestazioni sessuali su suolo pubblico o aperto al pubblico con soggetti che, per atteggiamento, abbigliamento o comportamenti, manifestino l’intenzione di esercitare attività di prostituzione.

Nel verbale contestato, secondo gli atti, l’uomo sarebbe stato sorpreso mentre contattava e accompagnava con la propria auto la donna, poi identificata dagli agenti.

Il fatto risale al luglio 2018, mentre l’ingiunzione di pagamento da 350 euro è del 2020. Il pensionato, classe 1949 e socio dell’associazione Adico, ha presentato ricorso sostenendo di aver semplicemente dato un passaggio alla donna senza essere a conoscenza della sua attività.

In fase difensiva ha inoltre contestato la legittimità della norma comunale applicata, sostenendo che la materia attenga all’ordine pubblico e alla sicurezza, ambiti di competenza esclusiva dello Stato.

Il ricorso e l’annullamento della multa

Nel ricorso è stata richiamata anche la giurisprudenza costituzionale, in particolare la sentenza 115/2011 della Corte Costituzionale, che limita i poteri dei sindaci in materia di sicurezza ai soli casi contingibili e urgenti, attraverso provvedimenti provvisori e temporanei.

Secondo il Giudice di Pace di Venezia, invece, il regolamento comunale non può disciplinare in modo stabile una materia che rientra nella sicurezza pubblica, poiché non si tratta di un intervento emergenziale.

Per questo motivo il Giudice di Pace ha accolto il ricorso, annullando la multa e riconoscendo l’illegittimità dell’applicazione della norma nel caso specifico. La decisione potrebbe ora rappresentare un precedente utile per situazioni analoghe.

“Abbiamo deciso di raccontare questa vicenda per informare i cittadini – ha spiegato Carlo Garofolini, presidente di Adico – perché esistono casi simili e questa sentenza chiarisce alcuni limiti dell’azione amministrativa. È anche il risultato di un percorso seguito dal nostro socio, che ha saputo portare avanti il ricorso con determinazione”.

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