Rischio di infiltrazioni in Veneto: i legami tra mafie ed economia in un convegno all’M9

Lunedì 30 marzo la prima giornata dell’evento “Legalità in Veneto – Economia, ambiente e criminalità organizzata” all’M9 di Mestre: a confronto istituzioni e forze dell’ordine, focus sull’importanza di seguire i flussi di denaro per combattere le mafie

 

Un momento della tavola rotonda
Un momento della tavola rotonda

Quale e quanta influenza esercitano malaffare e criminalità organizzata, i racket e la piaga dell'usura nell'economia e nella gestione del territorio nel Veneziano e nel Veneto? E' la domanda cui in questi giorni provano a rispondere Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, Prefettura di Venezia e Albo Gestori Ambientali del Veneto del Ministero dell'Ambiente con la terza edizione di "Legalità in Veneto - Economia, ambiente e criminalità organizzata”, tre giorni (30 e 31 marzo, 1° aprile) di analisi, confronti e dibattiti tra esperti, magistrati, giornalisti e forze dell'ordine all'M9 di Mestre.

Lunedì 30 marzo, giornata di apertura, il prefetto di Venezia Darco Pellos nell'intervento di saluto iniziale ha parlato del necessario contesto di sinergia e collaborazione tra istituzioni. «Il contrasto e la prevenzione delle infiltrazioni criminali» ha argomentato «richiedono un impegno condiviso e responsabile da parte di tutti. E rafforzare la cultura della legalità significa tutelare l'economia sana e promuovere uno sviluppo fondato sulla trasparenza».

Sulla stessa linea la segretaria generale della Camera di Commercio Emanuela Fattorel. «Siamo fermamente convinti che la ricchezza possa generarsi e consolidarsi solo in presenza di una competitività sana e leale» ha sintetizzato. Il contrasto all'illegalità - ha poi aggiunto Marco Casadei, dirigente camerale Area Regolazione del Mercato - può essere efficace «solo leggendo il fenomeno da più prospettive, in una visione di sistema».

Tanto da Pellos che da Fattorel e Casadei, inoltre, anche il richiamo al Protocollo d’intesa per la prevenzione antimafia nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione promosso dal Ministero dell’Interno - che verrà presentato in dettaglio nella sessione di martedì - stipulato «nella convinzione che la legalità non sia un concetto astratto, ma un valore fondante, un fattore determinante per lo sviluppo economico». Unanime negli interventi introduttivi anche la sottolineatura «di quanto sia fondamentale sostenere la cultura della legalità presso le nuove generazioni». L'evento Legalità in Veneto, non a caso, è aperto alla fruizione di varie scolaresche.

A Valentina Montesarchio di Unioncamere Veneto è poi toccato "fotografare" il tessuto economico regionale. «Il Veneto si conferma un motore trainante per l'Italia» ha spiegato «contribuendo per il 9,2% al PIL nazionale con un valore di 201 miliardi di euro». La sua forza risiede soprattutto nel manifatturiero, ma anche il turismo rappresenta un settore altamente performante, grazie ad un’offerta completa e diversificata. L’export rimane il motore principale della crescita, con 80 miliardi di euro esportati e un saldo commerciale positivo di 15,8 miliardi, ma accusa cali significativi riguardo ai Paesi extra-UE. Cali che rappresentano una delle criticità che potrebbero limitare lo sviluppo futuro, come sicuramente i prestiti bancari alle imprese in contrazione, che riflettono la cautela del sistema finanziario. Economia solida e diversificata in sintesi, quella veneta, «ma che dovrà affrontare le sfide legate al credito, agli investimenti e ai mercati esteri per garantirsi una crescita stabile e sostenibile per i prossimi anni».

Il vicesegretario generale di Unioncamere Sandro Pettinato e Umberto Tarantino di Infocamere si sono poi soffermati sui dati e le informazioni del sistema camerale per lo sviluppo competitivo e sugli strumenti di intelligence che sono anche di supporto per le forze dell'ordine. Dalla loro analisi è emerso come «il patrimonio informativo del sistema camerale si confermi una leva strategica per la competitività e la legalità dell’economia italiana». Il Registro delle Imprese, vera anagrafe economica del Paese, «rappresenta un’infrastruttura unica in Europa, un archivio pubblico aggiornato quotidianamente che consente di monitorare in tempo reale la struttura e l’evoluzione del tessuto produttivo».

Grazie all’integrazione dei dati camerali con bilanci, addetti, settori e procedure concorsuali, Unioncamere e InfoCamere hanno sviluppato strumenti avanzati come l’Osservatorio sulla Crisi d’Impresa, la cui ultima edizione registra per il 2025 13.470 procedure di regolazione di crisi. Tra queste, spiccano la modalità della Composizione Negoziata (1.776 istanze, +69% sul 2024) e l’aumento delle liquidazioni giudiziali (9.869, +7%). La Composizione Negoziata si segnala come strumento centrale per la prevenzione: «una procedura volontaria e stragiudiziale che consente alle imprese in difficoltà di negoziare soluzioni sostenibili, favorendo il risanamento». Non solo un meccanismo economico, ma un presidio di legalità: intercettare la crisi in tempo significa ridurre il rischio di usura e infiltrazioni criminali, fenomeni che colpiscono soprattutto le imprese più fragili. Le analisi sulle aziende confiscate confermano che molte presentavano già prima dell’infiltrazione segnali di vulnerabilità economica.

Nella tavola rotonda che è seguita, incentrata sugli interessi della realtà malavitose ad infiltrarsi nel territorio veneziano, il prefetto Darco Pellos ha voluto mettere l'accento sugli strumenti di prevenzione a disposizione: presìdi assolutamente essenziali, ha spiegato, «come le interdittive antimafia, interventi efficaci per proteggere il sistema economico». Nel 2025 la Prefettura di Venezia ne ha attivate ben due, «confermando la sua costante attenzione al territorio».

Al confronto hanno preso parte il Questore Antonio Sbordone, il Comandante provinciale dei Carabinieri Marco Aquilio e quello della Guardia di Finanza Michele Bosco. I loro interventi hanno evidenziato come le organizzazioni criminali siano oggi infiltrate nel tessuto economico attraverso vaste operazioni finanziarie, che si configurano spesso come maxi frodi fiscali, in una dimensione transnazionale. L'attività di monitoraggio delle forze dell'ordine non può che partire dal seguire i movimenti del denaro, dagli spostamenti di ricchezze che possono essere segnali di attività illegali: un "follow the money" che oggi più che mai deve concentrare la sua attenzione anche su nuove forme di capitali, come le criptovalute.

La prima delle tre giornate di Legalità in Veneto si è quindi conclusa con l'intervento del nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia Alessandra Dolci, che pure si insedierà ufficialmente in questo ruolo solo martedì. Il punto da tener ben presente, per Dolci, è che oggi «la criminalità mafiosa si è adattata alle modalità della criminalità economica, e non viceversa come magari capitava in passato». Le attività illegali hanno adottato «un vero e proprio cambio di strategia, una penetrazione silenziosa che ricorre alla violenza solo in casi estremi, e per il resto agisce nell'assoluta normalità. «Ed è questo che deve fare più paura, dato che fa venir meno pure lo stigma sociale per determinati comportamenti».

Le contromisure? Possono risiedere anzitutto nei controlli, nelle verifiche serrate. Vanno attenzionate le SCIA delle nuove attività e la sinergia tra istituzioni e le buone pratiche di scambi di informazioni diventano centrali e vanno intensificate. Il nuovo procuratore ha infine concluso con un appello molto chiaro ai numerosi studenti che hanno assistito al dibattito, ed in generale alle giovani generazioni. «Quando vi avvierete al mondo del lavoro ricordatevi queste riflessioni, e sappiate fare la scelta giusta. Bisogna conoscere certi fenomeni per saperli riconoscere, e per rifiutarli».

La giornata di martedì prevede fra l'altro la presentazione del Protocollo antiracket e antiusura che interessa il settore alberghiero e della ristorazione.

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