Liga Veneta, sottosegretariato a rischio: un pugliese al posto di Bitonci
Le divisioni hanno frenato la corsa della vicentina Bizzotto, Marti in pole per andare al ministero delle Imprese

Rinvigorita dall’insperato successo del 23 novembre, la Lega di Alberto Stefani e Luca Zaia coltiva sogni di gloria e rivendica il primato nel centrodestra. Le persistenti divisioni e una spiccata fragilità della rappresentanza parlamentare, tuttavia, rischiano di minarne il profilo di governo, già eroso dalla volontà di potenza lumbard.
L’allusione corre a una poltrona niente affatto irrilevante, quella del sottosegretario alle Imprese e al made in Italy, tuttora vacante dopo la rinuncia all’incarico (e al seggio alla Camera) di Massimo Bitonci, tornato a sorpresa all’ovile veneto in veste di assessore allo Sviluppo della nuova amministrazione regionale.
A dispetto della vulgata minimalista, le deleghe ministeriali in ballo sono incisive e di rilievo: incentivi fiscali all’industria, commercio e artigianato; fondo di garanzia riservato a piccole e medie imprese, professioni e servizi assicurativi; attività di vigilanza sui circuiti cooperativo e camerale; tutela del mercato e della concorrenza, tra le altre.
L’impatto di queste competenze sul sistema nordestino – imperniato su pmi, partite Iva e lavoro autonomo – è di tutta evidenza; non bastasse, il ministro di riferimento Adolfo Urso (Fratelli d’Italia) ha il suo collegio a Padova e l’assenza di contraltare promette di ergerlo a interlocutore esclusivo del ventaglio imprenditoriale e produttivo. Eppure, a distanza di un mese dal congedo di Bitonci – un veterano provvisto di curriculum in ambito economico e finanziario – nulla si muove sul versante della successione.
Un passo avanti, in verità, c’è stato: quello della vicentina Mara Bizzotto, parlamentare di lungo corso tra Bruxelles e Roma. Il gruppo dirigente, però, la giudica “divisiva” e le tensioni con i rivali interni (Manuela Lanzarin, Erik Pretto, Roberto Ciambetti, in primis) hanno suggerito un diniego, compensato dall’offerta della presidenza della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, retta dallo stesso Stefani fino all’ingresso a Palazzo Balbi. A
ltre ipotesi? Nel Padovano è circolato il nome di Giulio Centenaro, consigliere regionale uscente non rieletto: bitonciano inossidabile, rivendica un ristoro dopo l’esclusione ma sconta un appeal strettamente locale.
Le sue chance, si apprende, appaiono modeste. Morale (provvisoria) della fiaba? Mentre i veneti tentennano, a Montecitorio si fa strada la candidatura del senatore Roberto Marti, manager di Lecce arruolato dall’influente Claudio Durigon (il vice leghista plenipotenziario nel Centro-Sud) e assai apprezzato da Matteo Salvini, che a più riprese l’ha additato a modello in materia di raccolta fondi tra gli imprenditori “amici” .
Se il pugliese varcherà la soglia del ministero, la Liga conterà nell’esecutivo un unico esponente – il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari – a fronte di quattro ministri lombardi (Salvini, Giorgetti, Calderoli, Valditara): uno strapotere barattato in avvio di legislatura con la nomina di Lorenzo Fontana a presidente della Camera.
Giganti amministrativi e nani politici? Forse, ma c’è di più. Perché la vicenda riflette fedelmente la progressiva paralisi ai vertici del Leon. Spiazzato, nonostante l’ampio preavviso, dalle dimissioni dalla segreteria presentate da Stefani, che ha accettato obtorto collo una prorogatio «ma non oltre la fine di gennaio».
Affidato al vice Paolo Borchia, europarlamentare e capo delegazione a Bruxelles, dal raggio d’azione inevitabilmente limitato. Incapace, al momento, di approdare alla scelta condivisa di un commissario a fronte delle perplessità espresse da più parti nei confronti di Nicola Finco, il sindaco di Bassano del Grappa favorito della vigilia a traghettare il partito nella stagione congressuale.
Suppletive nelle circoscrizioni di Selvazzano e Rovigo; liste e candidati sindaci nei tanti municipi chiamati al voto anticipato; congressi provinciali nelle sette federazioni, elezioni comunali a Venezia: l’agenda è fittissima ma questa Liga, a dispetto della vittoria novembrina, è un’armata priva di un generale e affollata da colonnelli in costante, confusa, competizione.
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