In Veneto è fuga dai municipi: «Il 40 per cento del personale andrà via in 7 anni»

Nei piccoli Comuni i dipendenti si sono ridotti dell’8,3% in dieci anni. Rapicavoli, direttore di Anci Veneto: «In altre amministrazioni ci sono stipendi più alti. Ed è in aumento anche il part time che in alcuni centri tocca il 15%»

Silvia Bergamin
L’anagrafe è uno dei principali servizi garantiti dai Comuni attraverso il proprio personale
L’anagrafe è uno dei principali servizi garantiti dai Comuni attraverso il proprio personale

Dipendenti comunali in fuga dai municipi, sono più quelli che si dimettono rispetto ai pensionati. In affanno sono soprattutto i piccoli Comuni che in un decennio hanno perso quasi il 10% della forza lavoro.

Esplode il part time e la proiezione è devastante: «Se le attuali tendenze saranno confermate, nei prossimi sette anni il comparto comunale dovrebbe perdere circa il 40% del personale attualmente in servizio a tempo indeterminato per pensionamenti e per altre cause», sottolinea Carlo Rapicavoli, direttore di Anci Veneto. Una situazione che sta allarmando diversi sindaci del Padovano.

I numeri

Nei Comuni del Veneto risultano in servizio poco più di 24.000 dipendenti – erano circa 26.500 nel 2014 – con un rapporto pari a 5,01 dipendenti per 1.000 abitanti: è il rapporto più basso a livello nazionale – dove la media è 5,75 – e «il problema ricade sui cittadini, che ricevono meno servizi». Nei piccoli Comuni – 291 su 559 di cui 182 con meno di 3.000 abitanti – i dipendenti si sono ridotti nel decennio dell’8,3 %, passando da 3.541 del 2013 a 3.247 del 2024.

L’analisi dell’Anci: «La causa sono le cessazioni legate ai pensionamenti, ma non solo, perché nel 2024 le uscite per dimissioni hanno superato quelle per pensionamento. Si tratta anche di personale che dai municipi si trasferisce ad altre amministrazioni pubbliche. E incide la progressiva conversione del personale: nei piccoli Comuni la percentuale di part time è del 15,3%, in costante aumento».

Non solo stipendi bassi

«Le retribuzioni comunali medie sono tra le più basse rispetto agli altri comparti: in altri enti a parità di livello prendono 300 euro in più al mese. Ma la questione non riguarda solo la retribuzione, vanno considerate anche la soddisfazione personale, la crescita professionale e la formazione qualificata, la prospettive di carriera», evidenzia Rapicavoli.

I piccoli fanno fatica: «La mancanza di prospettive può spingere i funzionari più esperti a partecipare a concorsi banditi da enti più grandi, provocando una perdita di competenze nelle strutture amministrative più fragili. E poi i funzionari possono essere chiamati ad adottare atti con rilevanti conseguenze economiche e giuridiche». Le figure professionali più difficili da intercettare sono quelle tecniche e digitali, i giovani vivono l’esperienza nel Comune come un “passaggio” ad altro. E c’è un peso di responsabilità che a volte impone a Baone adempimenti burocratici pari a Milano.

Una nota positiva

Il 21 luglio è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per le funzioni locali 2025-2027 e sono stati eliminati alcuni tetti di spesa di personale. «Ma resta il tema della disponibilità di risorse finanziarie correnti in bilanci già in sofferenza per l’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime», chiosa Rapicavoli.

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