Per Vannacci 10.600 tessere in Veneto: pari a quelle leghiste
Futuro nazionale, si sta per aprire una stagione di nomine: da Valdegamberi a Sandonà, da Bof a Formaggio. Ecco i favoriti per il ruolo di coordinatore in ogni provincia

Futuro Nazionale mette radici a Nordest. Ad oggi, la campagna di tesseramento tricolore registra 10. 500 adesioni in Veneto e 2. 600 in Friuli Venezia Giulia, numeri rilevanti anche nel confronto ravvicinato con la Lega (fin qui la forza politica più radicata nel territorio), che nella regione di Luca Zaia e Alberto Stefani viaggia intorno agli 11 mila iscritti.
Un sostanziale “aggancio” per molti versi sorprendente, coerente tuttavia ad alcuni sondaggi che sul versante nazionale accreditano ai rivali una percentuale identica di consensi (5, 5%) con outlook di segno opposto: crescita costante dell’estrema destra, caduta libera del Carroccio a trazione salviniana.
È lo sfondo della fase successiva all’assemblea costituente, quella che sancirà la conversione dei comitati dell’associazione Il Mondo al Contrario in sezioni del nuovo partito di Roberto Vannacci. Non si tratterà di un semplice cambio d’etichetta: “Finora abbiamo pescato a strascico, raccogliendo sia le aragoste che le bottiglie di plastica”, la metafora spiccia adottata dei dirigenti futuristi, consapevoli (a parole, almeno) che l’afflusso impetuoso richiederà una valutazione dei soci candidati a diventare militanti.
Scontenti, carrieristi, camaleonti a caccia di poltrone accanto a persone animate dalla passione genuina: il rischio di infiltrazioni clientelari è dietro l’angolo… «Al riguardo, la linea del generale è chiara: zero promesse, i galloni si guadagnano sul campo, non chiudiamo la porta a nessuno ma saremo rigorosi, chi cerca garanzie di ricandidatura si rivolga altrove», replica l’ingegnere padovano Guido Giacometti, vannacciano della prima ora, promosso alla direzione nazionale e posto a capo del partito in terra veneta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige.
Le rose dei “papabili”
Futuro nazionale si avvia ad assumere un assetto piramidale improntato alla gerarchia di comando: nel prossimo triennio, apprendiamo, non sono previsti congressi elettivi, perciò i coordinatori – nominati dall’alto secondo “criteri fiduciari” – avranno un profilo commissariale. I nomi in ballo per le cariche provinciali? Vecchie volpi e volti inediti, veterani della destra sociale e nomadi della politica.
A Verona, la roccaforte regionale, il consigliere Stefano Valdegamberi domina incontrastato: al suo fianco l’avvocato Andrea Bacciga (ama il saluto romano e la circostanza gli è valsa una condanna) e l’ex sottosegretario Francesca Martini, leghista pentita. A Padova è sfida a due tra l’acrobatico Luciano Sandonà, in cerca di riscossa dopo le delusioni rimediate in Lega e Fratelli d’Italia, e il veterano della destra radicale Bruno Cesaro, imprenditore dal look mussoliniano. Schema binario anche a Vicenza, dove l’esplosivo Joe Formaggio è affiancato da Stefano Boschiero, un alfiere della remigrazione.
A Treviso l’uomo forte è il deputato Gianangelo Bof (reclutato nel gruppo parlamentare della Lega) mentre la ricerca di un referente su scala provinciale è ancora in corso; analoga la situazione nel Veneziano, con Alberto Schibuola, manco a dirlo ex leghista e consigliere a San Donà di Piave, impegnato nell’attività di scouting. Rovigo? Una pentola in ebollizione tra primedonne e gruppetti rivali; più disteso il clima di Belluno: a spiccare nella città delle Dolomiti è la “pasionaria nera” Titti Monteleone.
In Friuli Venezia Giulia
In Friuli e Venezia Giulia, invece, favoriti della vigilia sembrano Andrea Fiore, psichiatra a Pordenone; il pioniere Antonio Falzarano a Lignano Sabbiadoro; la consigliere regionale Maddalena Spagnolo, di Latisana; a Trieste, inoltre, sarebbe imminente l’arrivo di una “figura di spicco proveniente da FdI” .
Ma l’interrogativo politico del giorno riguarda i rapporti tra Futuro nazionale e la coalizione guidata da Giorgia Meloni che, in assenza di accordi elettorali, potrebbe uscire sconfitta dalla sfida al campo largo nelle politiche del 2027. «Di certo Futuro Nazionale non è nato per favorire la sinistra, ma riteniamo che alcuni punti programmatici siano fondamentali e non negoziabili, rinunciarvi equivarrebbe a vanificare il senso della nostra presenza.
Ci crediamo e li rivendichiamo come valori, agiamo in libertà perché siamo un soggetto indipendente, non organico alla maggioranza», è il commento di Giacometti. L’allusione corre ai leitmotiv dell’eurogenerale Vannacci: sicurezza e tutela delle forze dell’ordine; contrasto all’immigrazione clandestina; standing internazionale dell’Italia («Non vogliamo uscire dall’Ue né dall’euro ma riacquistare porzioni di sovranità»); tutela energetica ovvero ricorso al nucleare e acquisto del gas «alle condizioni più convenienti sul mercato» (leggi offerta russa).
Nell’attesa, si profila un tendenziale veto meloniano, Matteo Salvini non lesina frecciate e Forza Italia già esclude sic et simpliciter ogni relazione con i futuristi. «Sembra che la distanza tra noi e FI stia crescendo in modo progressivo, forse non sono interessati al successo elettorale del centrodestra, vedremo come va a finire».
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