L’ultimo saluto a Michele Cecconi, morto a 23 anni in un incidente con il trattore

Almeno cinquecento persone erano stipate nel Duomo di Mestre per il funerale, altre centinaia hanno aspettato all’esterno, in piazza Ferretto, fino al momento più duro: l’uscita della bara

Edoardo Fioretto
Il funerale di Michele Cecconi (foto Pòrcile)
Il funerale di Michele Cecconi (foto Pòrcile)

Ci sono funerali e funerali. Quello di Michele Cecconi, la mattina di mercoledì 9 settembre, è stato uno di quelli in cui il dolore ha aleggiato tra i banchi della chiesa in modo uniforme.

Lacrime spese da tutti, ognuno nella misura che ha trovato possibile. Almeno cinquecento persone erano stipate nel Duomo di Mestre, altre centinaia hanno aspettato all’esterno, in piazza Ferretto, fino al momento più duro: l’uscita della bara.

Un lungo raccoglimento ha accompagnato così l’ultimo saluto al 23enne morto a causa del tragico incidente avvenuto nella tenuta di famiglia, a Ca’ Noghera, nella notte tra venerdì e sabato.

Michele era alla guida del trattore del nonno, al termine di una serata trascorsa con un gruppo di amici, quando il mezzo è finito in un canale che costeggia i terreni della villetta alle porte della città. Una morte improvvisa, giovanissima, che ha lasciato sgomenta un’intera famiglia, una comunità, le cerchie di amici, colleghi di lavoro e di università.

L'ultimo saluto al 23enne (foto Pòrcile)
L'ultimo saluto al 23enne (foto Pòrcile)

Ed è stata proprio questa famiglia allargata, ieri mattina, a riempire il Duomo. «Eri sempre disponibile a dare una mano, eri la gioia fatta a persona», ha detto un’amica dall’altare, in una delle molte letture di chi Michele lo ha conosciuto da vicino, ci è cresciuto insieme e ha raccolto con lui ricordi destinati a restare. Applausi, silenzio, poi altre parole. Lacrime, sguardi bassi, abbracci che cercavano di dire ciò che le frasi non riuscivano a contenere.

«Porteremo avanti la tua memoria, sarà questo il nostro obiettivo, te lo promettiamo», ha ricordato un’altra amica. Ancora applausi, altre lacrime. Il dolore, in quel momento, non aveva bisogno di essere spiegato: bastavano i volti, i fazzoletti stretti tra le mani, le pause lunghe tra una lettura e l’altra.

Un momento dei funerali (foto Pòrcile)
Un momento dei funerali (foto Pòrcile)

Poi, in composto e ordinato silenzio, la bara ha proseguito il proprio viaggio verso la piazza. Ad attenderla c’era un altro gruppo di amici e conoscenti, rimasti fuori dalla chiesa e raccolti attorno all’ingresso del Duomo. Quando il feretro è comparso, piazza Ferretto si è fermata per qualche istante in un surreale silenzio.

Occhiali scuri, volti svuotati, passi lenti. I genitori di Michele hanno accompagnato il figlio fino al carro funebre. Una mano appoggiata sulla bara, qualche parola sussurrata, gesti piccoli davanti a un dolore troppo grande per trovare una forma. Attorno, amici e parenti sono rimasti in silenzio, quasi a costruire un ultimo corridoio di affetto.

Poi un fiore bianco, posato sul feretro da mamma Marina prima della partenza. Il portellone del carro funebre si è chiuso e la piazza è rimasta ancora qualche secondo immobile. Dopo le parole, gli applausi e le lacrime, è arrivato l’ultimo saluto. Quello che nessuno, tra le centinaia di persone presenti, avrebbe mai pensato di dover dare a Michele. A soli 23 anni.

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