Fine vita, è il giorno della legge in Consiglio regionale. Centrodestra diviso, Zaia: «Atto di civiltà»

Cinquantuno consiglieri in aula dalle 10, serve la metà più uno dei voti a favore. Nel Carroccio il “no” del capogruppo, del suo vice e del commissario regionale. FdI contraria, libertà di coscienza per Forza Italia

Laura Berlinghieri
L'aula del Consiglio regionale durante la discussione della legge sul fine vita (foto Marta Buso/Interpress)
L'aula del Consiglio regionale durante la discussione della legge sul fine vita (foto Marta Buso/Interpress)

L’attesa febbrile del giorno prima, epifania di due anni fa. Gli incontri, le telefonate, le videochiamate. L’attesa delle indicazioni da Roma. Martedì 1° settembre è il giorno del fine vita, nel piccolo parlamento del Veneto. Di questo futuro collettivo – delle persone, della stessa direzione della società – decideranno 51 eletti. Perché la legge passi, è necessario il voto favorevole della metà di loro più uno. Le astensioni avranno il valore dei voti negativi.

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Il primo tentativo, fallito, era stato due anni fa. Il Consiglio veneto ci riprova a partire da quel testo, preso a picconate dagli emendamenti del centrodestra (15) e del centrosinistra (28). Tanto da spingere Marco Cappato, tesoriere e volto dell’associazione Coscioni, a dire: «La nostra proposta di legge va approvata integralmente, senza cedere a tentativi di svuotarla o renderne più difficoltosa l’applicazione». Assisterà alla discussione insieme a Cristina Gheller, sorella di Stefano, che di questa battaglia è stato il volto.

Ma quello di Cappato è un auspicio destinato a rimanere lettera morta. Perché i numeri, per arrivare all’approvazione della legge, ci sono: lunedì il pallottoliere indicava 31 sì, 15 no, quattro astenuti e un indeciso. Ma in casa Lega sono tanti a essersi convinti con la promessa del via libera agli emendamenti taumaturgici della giunta. Modifiche destinate a stravolgere il senso della legge. E che, per questo, saranno votate dall’intero arco della maggioranza: anche da quella che la norma la vuole affossare.

La doppia manifestazione

All’esterno della sede del Consiglio regionale, in mattinata una doppia manifestazione pro e contro la legge.

A chiedere l’approvazione del provvedimento senza gli stravolgimenti degli emendamenti sono gli attivisti dell’associazione Luca Coscioni, con in testa Marco Cappato.

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Assiste alla discussione, tra gli altri, anche Luca Faccio, il migliore amico di Stefano Gheller, prima persona in Veneto ad aver ottenuto il via libera al suicidio assistito.

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Dall’altra parte i Pro Vita, davanti al Ferro Fini con alcuni cartelloni con scritto "Sì alla vita, no al suicidio assistito” e messaggi anche religiosi come "L'eutanasia riduce la forza e il valore della croce". Una degli esponenti ha sottolineato che «farla passare per cura palliativa è un inganno». In più punti la zona è presidiata dalle forze dell'ordine. 

La discussione

In apertura di seduta, il consigliere Stefano Valdegamberi di Futuro Nazionale ha chiesto il rinvio del provvedimento in Commissione sollevando una questione di legittimità relativa all'iter seguito dal provvedimento, «approdato in Aula senza essere stato sottoposto, unitamente ai relativi emendamenti, al vaglio delle Commissioni consiliari». Proposta respinta con 31 voti contrari, 16 favorevoli e 4 astenuti. Non hanno votato Riccardo Barbisan e Rosanna Conte, oltre ad Alberto Stefani e Francesco Calzavara, assenti.

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Poco prima di mezzogiorno, il via alla discussione.

Tra i primi a parlare, il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia: «Penso che un atto di grande lealtà e responsabilità sarebbe quello di approvare una legge a livello nazionale che ponga fine alla necessità che ogni regione si doti di una legge. Non è colpa del Parlamento nazionale o di questo Governo perché questa vicenda si trascina ormai dalla vicenda di Eluana Englaro. Nel 2009 Eluana muore per la sospensione dell'alimentazione artificiale in virtù non di una legge, ma di una sentenza di un Tar. E dal 2009 ad oggi si sono susseguiti un sacco di maggioranze variegate in questo Paese».

E ancora: «E’ giusto che sappia che non stiamo votando sul fine vita, ma stiamo facendo un atto di civiltà, cercando di apportare un processo organizzativo a un servizio che dovrebbe erogare il Sistema sanitario».

Gli indecisi

Di suicidio assistito si parla da anni. Almeno due (e mezzo): data del primo tentativo nell’Aula veneta. C’è chi ha eletto il fine vita a battaglia, come l’ex presidente Luca Zaia, leghista, scettico sugli emendamenti del centrodestra. O la consigliera di Avs Elena Ostanel, che lunedì ha diffuso una lettera per ricordare l’importanza dell’occasione. A riprova dell’apoliticità di un tema che è, prima di tutto, etico. Ma che la politica ha comunque provato a portare nella sua arena.

Di fine vita si parla da anni. Eppure, lunedì sera, c’era ancora chi, sul punto, non aveva elaborato una sua idea. Come la leghista Morena Martini, per cui è un «ricatto morale» chiedere conto in anticipo del suo voto. O il Partito democratico, che, lunedì sera, tramite il capogruppo Giovanni Manildo, faceva sapere di non avere ancora deciso la propria posizione sugli emendamenti di giunta, che invece saranno respinti da Avs. Chi, alla lettura degli emendamenti, ha sollevato qualche dubbio è invece l’ex assessora leghista Manuela Lanzarin. Perplessa dalla posizione di forza assegnata ai medici palliativisti, a scapito degli altri professionisti, oncologi compresi.

Una posizione chiara è quella di Stefano Valdegamberi, di Futuro nazionale. Posizione irricevibile, non nel merito ma nel metodo, con la predizione di «morte rapida e terribile» per coloro che questa legge la stanno spingendo. Anche per questo rimbrottato da Manildo, con l’invito «ad abbassare i toni». E poi ci sono i consiglieri in attesa delle indicazioni «del segretario nazionale e di quello regionale», come Mirko Patron, di Forza Italia. Con buona pace per la tanto sbandierata libertà di coscienza.

Infine, una voce fuori dal coro è quella di Alessio Morosin, il consigliere della Liga, «a disagio per le tante pressioni arrivate da comitati e associazioni pro vita, incapaci di inquadrare correttamente la fattispecie di questa legge, con i suoi limiti rigorosi».

Gli incontri dei gruppi

Coerenti con le loro posizioni, i Fratelli d’Italia oggi voteranno contro. Una decisione formalizzata nell’incontro di lunedì all’hotel Piroga di Selvazzano, nel Padovano, alla presenza del governatore Stefani, che nulla ha potuto di fronte all’attivismo di Claudio Borgia. «Abbiamo massimo rispetto per la libertà e l’autodeterminazione di ogni persona», ha detto il capogruppo, «ma una materia così delicata impone di considerare anche il dovere della comunità e delle istituzioni di tutelare la vita, in particolare delle persone più fragili».

Parole diverse, a metà pomeriggio, nella sede leghista di Noventa Padovana, di fronte ai leghisti schierati (quasi) al completo.

Galvanizzati da emendamenti che, della legge, non lasceranno praticamente nulla, voteranno per il fine vita, con l’eccezione dei vertici del partito, tutti contrari – e anche questo è indicativo: il capogruppo Riccardo Barbisan, il suo vice Filippo Rigo e, probabilmente, il commissario regionale Andrea Tomaello; mentre è sfumata la posizione di Rosanna Conte.

A chiudere la giornata di incontri sono stati gli azzurri, la cui «libertà di coscienza» – ribadita dal capogruppo Alberto Bozza – probabilmente verrà declinata nell’astensione, con possibilità di cambiare idea, a seconda dell’andamento della discussione. Questo, nonostante le spinte aperturiste di Marina Berlusconi e della capogruppo a palazzo Madama Stefania Craxi. E ad astenersi, nonostante le dichiarazioni di stampo contrario, dovrebbe essere pure Eric Pasqualon (Udc), richiamato all’ordine dai vertici nazionali del partito.

Il voto

In ogni caso, ognuno arroccato sulle sue posizioni, i 51 consiglieri si ritrovano martedì al Ferro-Fini. Il voto sarà palese, ma non è esclusa la possibilità della chiama individuale, se a chiederla saranno almeno in tre.

La seduta è convocata alle 10, luci spente non oltre le 18.30. Quando anche il Veneto probabilmente avrà una sua legge sul fine vita. O su ciò che ne rimane.

 

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