Il turismo veneto teme le guerre, Federalberghi: «Possibili ricadute sull’occupazione»

Il punto di non ritorno sarà tra un mese, a metà maggio, quando gran parte degli stabilimenti balneari del Veneto aprirà. Il presidente Schiavon: «Gli aumenti dell’energia frenano le presenze»

Federico Murzio

Il punto di non ritorno sarà tra un mese, a metà maggio, quando gran parte degli stabilimenti balneari del Veneto aprirà.

«Se per allora la situazione internazionale non si sarà normalizzata definitivamente sarà necessario scegliere. E non saranno scelte indolori, sia sul fronte delle aperture, che potrebbero essere posticipate, sia sul fronte dell’occupazione, con forti riduzioni degli organici stagionali». La voce è di Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto. «Non è ancora l’ora del panico - precisa a stretto giro di posta -. Per ora siamo “solo” molto preoccupati».

Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto
Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto

Chi vince, chi perde

Il turismo è tutt’altro che alieno alle conseguenze della guerra innescata dal bombardamento dell’Iran da parte di Usa e Israele, con il successivo blocco dello Stretto di Hormuz e la crisi del mercato energetico. E se questa correlazione trova fondamento nel mondo figuriamoci in Veneto, che offre mare, montagna, laghi, terme, città d’arte.

Su tutto c’è un elemento non trascurabile. «Il prosieguo della guerra potrebbe avvantaggiare un nostro naturale competitor, la Spagna, che paga l’energia tre volte in meno di noi. E l’energia è uno degli elementi che concorre a formare i prezzi dell’accoglienza» spiega il presidente di Federalberghi.

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Lo scenario

La fotografia dell’oggi non fa ben sperare. Al netto della fragile tregua, gli effetti della guerra incidono nel portafoglio delle famiglie e queste, quando non rinunciano, diminuiscono i giorni di ferie. Dinamiche che peraltro sono già in corso. Schiavon allarga le braccia e dice: «In più stiamo già ricevendo lettere dai fornitori di materie prime nelle quale si avvisa di aumenti rispetto ai listini già inviati. L’aumento è dovuto all’aumento dei prezzi dell’energia, dai trasporti alla produzione. Il che significa che il costo vacanza potrà lievitare in particolare sulle nuove prenotazioni».

Quindi «alla lunga queste conseguenze penalizzeranno il nostro settore». Tanto più che già oggi «tutte le strutture delle località balneari registrano un freno della domanda - aggiunge il presidente di Federalberghi -. In più la booking window si sta riducendo notevolmente».

La booking window, letteralmente la finestra di prenotazione, è uno degli indicatori del barometro del turismo. Si tratta dell’intervallo di tempo che intercorre tra il momento in cui un ospite prenota e la data effettiva del suo arrivo in struttura. «Più si riduce, più c’è incertezza» sentenzia Schiavon.

Le città d’arte

C’è già chi patisce e «che continuerà a patire». Si parla del turismo nelle città d’arte «che più soffrono le difficoltà dei voli e delle connessioni internazionali, come l’hub dell’aeroporto di Dubai, per esempio».

Ecco allora che «l’aumento del 20 per cento dei costi dei voli già avvenuto è destinato ad aumentare e quindi a incidere nella capacità di spesa del turista».

Una delle premesse della riflessione di Schiavon parte dai riscontri del fine settimana pasquale.

«Le condizioni favorevoli, non ultimo il meteo, hanno spinto il cosiddetto turismo di prossimità - spiega -. In altre parole il mercato interno. Ma il turismo di prossimità non può protrarsi all’infinito e non può sostituire e compensare l’assenza del turismo altospendente, quello statunitense, nordeuropeo o asiatico, per dire». Perché «se è vero che lo scorso anno il Veneto ha segnato un record con 74 milioni di presenze, il fatturato delle aziende turistiche è calato proprio a causa della mancanza degli altospendenti. Nello specifico sono mancati i tedeschi».

Il turismo business

Le riflessioni degli addetti ai lavori non si discostano se i riflettori si accendono anche sul turismo congressuale, che per alcune città (Vicenza e la sua fiera internazionale orafa, per esempio) rappresenta una variabile tutt’altro che ininfluente.

«Se anche le aziende faticano a fare attività, significa che stentano a muovere le persone. E ciò mette a repentaglio eventi e manifestazioni. Nessuno si salva da questa situazione - dice Schiavon -. Guardiamo alla realtà: qualche presenza in meno dobbiamo metterla in conto».

Il punto di non ritorno

Il tic tac dell’orologio sembra muoversi a velocità doppia. E già oggi, nonostante la tregua, l’apertura delle strutture balneari tra poco più di un mese appare vicinissima. «Se per allora non si vedrà una luce concreta in fondo al tunnel non escludo che qualche operatore possa fare scelte dolorose anche sul capitale umano - spiega Schiavon -. Già ci sono rincari su bollette e materie prime e il personale è la prima voce di spesa che pesa sui bilanci. Quindi qualcuno potrebbe posticipare aperture e assunzioni, o rinunciare a qualche figura».

Il rovescio della medaglia «è che se ciò dovesse accadere si comprometterebbe la qualità del servizio del turismo in Veneto, che poi è uno dei nostri punti di forza». 

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