Fabrizio Plessi, Venezia saluta il maestro della videoarte: l’ultimo addio in gondola

Chiesa di Santo Stefano gremita per i funerali di Fabrizio Plessi, morto a 86 anni. L’artista, celebre per la colata d’oro dal museo Correr nel 2020, aveva fatto di Venezia il centro della sua ricerca

Maria Ducoli
L'arrivo del feretro
L'arrivo del feretro

È stato ricordato per la colata d’oro che sei anni fa fece scendere dalle finestre del museo Correr. Era il 2020, Venezia era stata svuotata dal Covid e lui, Fabrizio Plessi, nel momento più buio per la città ha portato la luce nel suo salotto buono. Chiesa di Santo Stefano gremita, questo venerdì pomeriggio a Venezia, per il funerale di uno dei protagonisti dell’arte contemporanea italiana e della videoarte europea, morto a 86 anni all’ospedale di Dolo, dove era ricoverato.

Il feretro di Fabrizio Plessi arriva in gondola alla chiesa di Santo Stefano: il video

Nato a Reggio Emilia il 3 aprile 1940, si è formato a Venezia, prima al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti, dove in seguito ha insegnato pittura, e in città ha cominciato a definire il linguaggio che avrebbe sviluppato per tutta la vita.

Dal 1968, Venezia divenne il perno della propria ricerca, portandola nelle proprie installazioni, ma anche nei film, videotape e performance. Pur girando il mondo, con la sua arte, poi tornava sempre a casa, nel suo palazzo del ‘400, a Rialto, dove viveva con la moglie Carla e i figli Rocco e Mariasole.

La processione con il feretro
La processione con il feretro

Tante le persone che hanno voluto dare un ultimo saluto a Plessi, prima alla camera ardente allestita a Ca’Farsetti e poi in chiesa, dove l’artista è stato accompagnato in gondola. “Fabrizio”, ha detto il parroco don Roberto Donadoni durante l’omelia, “lavorava con l’acqua, con il fuoco, con l’oro, con la luce; e attraverso quelle forme domandava continuamente allo sguardo di andare un poco più lontano. È una delle grandi possibilità dell’arte: prendere ciò che appartiene ai nostri occhi e condurci sulla soglia di ciò che gli occhi, da soli, non riescono a vedere”.

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