Evade dal carcere di Venezia: era in attesa di giudizio per rapina
Sono in corso le ricerche di un detenuto da parte delle forze dell'ordine, nella città lagunare. Lo rende noto De Fazio, responsabile della Uil Fp polizia penitenziaria: «Si tratta dell'ennesima fuga di un recluso che certifica lo sfascio in cui versa il sistema sotto la spinta del sovraffollamento detentivo»

Un detenuto romeno di 33 anni, in attesa di giudizio per rapina, è evaso giovedì 17 settembre, in circostanze da accertare, dalla Casa Circondariale di Venezia Santa Maria Maggiore. Lo rende noto Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria.
Sono in corso le ricerche da parte della Polizia penitenziaria e delle forze dell'ordine. «Si tratta - afferma De Fazio - dell'ennesima fuga di un recluso che certifica ancora una volta lo sfascio in cui versa il sistema penitenziario sotto la spinta del sovraffollamento detentivo, le voragini negli organici della Polizia penitenziaria, la fatiscenza delle strutture e delle strumentazioni e la disorganizzazione complessiva».
Per De Fazio «è di ogni evidenza che a Venezia 265 detenuti stipati in 158 posti disponibili, con un sovraffollamento del 168%, e 150 agenti assegnati, quando ne servirebbero minimo 240 (-37,5%), costituiscono un mix che determina ricadute e disfunzionalità in ogni campo, ivi compresi quelli della mera vigilanza e della sicurezza. Tanto più in una struttura datata e scarsamente manutenuta come quella veneziana in cui persino il muro di cinta è inagibile».
Le ricerche
Sono in corso le verifiche per capire come il detenuto sia riuscito a fuggire dal carcere di Venezia in barba ai sistemi di sicurezza, alle guardie, ai controlli. All'interno del carcere le bocche sono cucite. Quello che però trapela, è che dell'assenza del detenuto, ci si sia accorti in tarda mattinata, nonostante giovedì 17 settembre, fosse una giornata di colloqui.
Ma la fuga e l'elusione dei sistemi di sicurezza, potrebbe essere avvenuta anche alcune ore prima. Si stanno visionando le telecamere di videosorveglianza, per ricostruire i movimenti delle ultime ore. Tra le ipotesi, c'è quella che il detenuto sia in qualche modo riuscito, aiutandosi con degli ausili (una fune?) a scavalcare il muro di cinta della casa circondariale. Erano presenti in carcere il magistrato, così come la direttrice, il garante dei detenuti, anche il cappellano del carcere.
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