Emergenza idrica, arriva in Parlamento il ddl sui livelli minimi di invaso dei laghi bellunesi

Il ddl è stato promosso dal senatore Luca De Carlo. Il commento: «La crisi dell’acqua non è più solo un problema della montagna. Non si tratta di una contrapposizione con la pianura»

Emergenza laghi nel Bellunese
Emergenza laghi nel Bellunese

L’impoverimento dei bacini idrici bellunesi arriva in Parlamento grazie al disegno di legge presentato dal senatore bellunese di Fratelli d’Italia Luca De Carlo: “Disposizioni in materia di livelli minimi d’invaso dei laghi della Provincia di Belluno” il titolo del provvedimento.

Le dichiarazioni di De Carlo

«Con questa proposta, riporto la questione idrica bellunese e veneta sotto i riflettori nazionali: la crisi dell’acqua non è più solo un problema della montagna, come questo Governo ha già dimostrato con il Decreto Siccità che incentiva la realizzazione di bacini di accumulo in pianura e con provvedimenti che puntano alla riduzione dell’uso di acqua in agricoltura come la sperimentazione in campo delle TEA, ma è un tema che coinvolge anche la Regione - che deve rivedere il bilancio idrico - e l’intera Nazione» sottolinea De Carlo.

«Non si tratta quindi di una contrapposizione tra montagna e pianura, ma della consapevolezza che stiamo affrontando una questione che richiede la partecipazione di tutti i territori e di tutte le parti in causa, dalla gestione della risorsa idrica alla razionalizzazione del suo utilizzo anche per l’uso agricolo e domestico, prevedendo e incentivando la realizzazione in pianura di bacini di accumulo a servizio non solo dei campi ma anche delle abitazioni private».

I contenuti del decreto

Nella relazione che accompagna l’articolo di legge, De Carlo parla di «vere e proprie emergenze specie con riferimento al prosciugamento dei corpi idrici interni» legate agli effetti del cambiamento climatico «con danni inestimabili all’ecosistema e alle comunità che vi abitano da sempre».
L’attenzione si concentra in particolare sui laghi bellunesi, per i quali «si assiste ormai da troppo tempo ad un costante impoverimento della portata».
Evidenti le motivazioni di questo fenomeno: «Estati siccitose, inverni miti, il repentino ritiro dei ghiacciai, i necessari prelievi idroelettrici e irrigui, la sottrazione d’acqua da parte dei fiumi che alimentano gli stessi laghi»; inevitabile il riferimento al bacino del Piave, le cui acque sono immesse in ben 200 kilometri di condotte, con inevitabili ripercussioni sul deflusso minimo vitale.
Spazio poi alla realizzazione di bacini di acqua piovana per l’irrigazione per evitare la dispersione dei miliardi di metri cubi di acqua che cadono in Italia ogni anno.
Il disegno di legge prevede quindi i valori delle quote minime per ciascuno dei laghi maggiori e per i bacini lacustri minori; stabilisce che «i livelli minimi d’invaso nei corpi idrici interni della provincia di Belluno siano mantenuti secondo i parametri individuati»; richiama la competenza della Regione Veneto e della competente Autorità di bacino nell’attuazione di quanto disposto e «la necessità che la stessa regione provveda ad adottare ogni misura necessaria a garantire il deflusso minimo vitale nei corsi d’acqua appartenenti al bacino idrografico del fiume Piave»; e dispone l’aggiornamento dei valori delle quote fissate nel caso in cui, per effetto di fenomeni climatici particolarmente avversi, “tali valori non siano più adeguati a scongiurare l’impoverimento dei livelli minimi d’invaso dei medesimi laghi”.

Nel dettaglio dei bacini maggiori, per il Lago di Centro Cadore si prevede la quota minima a 673,5 metri sul livello del mare, innalzata a 678 metri in estate (periodo giugno/settembre); per il Lago di Santa Croce, questi valori sono fissati a 378 metri (382 nel periodo estivo); al Lago del Corlo la quota è pari a 256 metri (262 nei mesi estivi). Per il Lago del Mis, infine, si rimanda alle quote previste dalle norme di attuazione del Piano per il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Per i bacini lacustri minori, invece, i livelli minimi di quantità d’acqua non dovranno essere mai inferiori a 2/3 della quota del loro massimo invaso.

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