Caffè Pedrocchi, partono i lavori di restauro: «Nuova vita entro l’autunno del 2027»
L’intervento finanziato da un privato con 820 mila euro, 300 mila sono di Fondazione Cariparo per il museo multimediale

Quasi un milione di euro di risorse di un mecenate, l’urgenza di un pensiero forte, la coscienza politica che il Pedrocchi deve essere allo stesso tempo «reggia» e «popolare». La suggestiva sala Rossini ieri ha fatto da scenario a un confronto atteso da anni e stimolato dall’intensa campagna di queste settimane condotta dal mattino: tra stucchi ottocenteschi e pareti decorate, si è tenuta la riunione congiunta della III Commissione consiliare “Politiche culturali”, presieduta da Elena Alberti, e della II Commissione “Politiche economiche, turismo e marketing territoriale”, guidata da Nereo Tiso.
Il senso della presenza istituzionale di Palazzo Moroni: discutere le criticità interne al Caffè, emerse nei mesi scorsi e amplificate dal dibattito pubblico generato dalle riflessioni e analisi svolte dal nostro giornale.
Seduti al tavolo consiglieri, gestori e tecnici incaricati dei restauri hanno confrontato le tre dimensioni che, secondo l’assessore alla cultura Andrea Colasio, devono trovare armonia: «Aspetti strutturali, gestione imprenditoriale e valore culturale. Il Pedrocchi voleva essere una reggia popolare aperta a tutti, ma coerente con la fisionomia del tempo». Colasio è tornato sui numeri: «Dal 2015 al 2025 il fatturato è passato da 1,8 a quasi 5 milioni, i caffè serviti da 110 mila a 345 mila, il personale da 40 a 86 unità, i ricavi per il Comune da 227 mila a 622 mila euro, gli eventi organizzati da 249 a 899. Chi viene qui è perché lo sceglie».
Numeri che testimoniano la crescita economica, ma che non possono distogliere l’attenzione dalla tutela di un bene storico. Per questo, giovedì, la giunta ha approvato un progetto di restyling da 820 mila euro, possibile grazie al mecenate Alessandro Banzato (che è anche editore di questo giornale), da anni impegnato a sostenere interventi culturali in città.
I tempi sono stati più lenti del previsto? «Quando si interviene su un bene vincolato vanno rispettate procedure precise. Il progetto è stato concordato con la Soprintendenza e ora il piano esecutivo è pronto», ha evidenziato l’assessore.
Si può iniziare a parlare di cronoprogramma, e quindi l’architetto Domenico Lo Bosco, direttore del settore edilizia monumentale del Comune e responsabile dei lavori, ha illustrato le fasi dell’intervento: «Partiremo dalla sala Rossini con consolidamento strutturale di soffitti, pareti e pavimenti: qui c’è il cuore pulsante dell’intervento. Poi procederemo alla sala bianca, con distacchi di intonaco e decorazioni, alla sala medievale, alla sala rinascimentale con pareti rivestite e tessuti storici, e infine alla sala egizia, con interventi su pavimenti e pareti. Lavori conclusi entro l’autunno 2027».
Anche il museo al piano nobile sarà interessato dall’opera di restyling: Francesca Veronese, direttrice dei musei civici, ha spiegato che «la vetrina all’ingresso sarà sostituita, le tappezzerie della sala rinascimentale rinnovate e il museo del Risorgimento entro la primavera diventerà multimediale, grazie a 300 mila euro della Fondazione Cariparo. Saranno quindi disponibili esperienze interattive pensate anche per le scolaresche e il supporto di studiosi specialisti».
Il consigliere Tiso ha ribadito l’importanza della commissione: «Questo incontro è fondamentale per il futuro del Pedrocchi e non possiamo trascurarlo. Qui si decide la fisionomia culturale e sociale di Padova». A margine dello scambio, resta la sensazione che la riunione non sia stata un semplice adempimento burocratico, ma abbia assunto la dimensione di un passo concreto per restituire coerenza e dignità a un luogo simbolo della città, a tratti ridotto a esercizio commerciale senza progetto culturale.
Tra polemiche, arredi incongrui e gestione orientata al profitto, la città sembra voler ragionare a fondo sul Pedrocchi che i padovani hanno sempre immaginato: aperto, bello, rispettoso della memoria ottocentesca, allo stesso tempo vivo e fruibile come spazio pubblico e culturale. La sala Rossini ieri ha confermato il messaggio: oltre ai caffè e ai ricavi, si tratta di custodire un patrimonio, restituire identità e realizzare il sogno ottocentesco di chi voleva dare alla città una reggia popolare. Conservandola tale.
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