Una lettera-appello per dire no al progetto di Ca’ Roman: «Non appartiene al miglior offerente»
Il progetto prevede 40 milioni di investimento per realizzare 77 unità abitative nella riserva che separa la laguna di Venezia dal mare. Per il via libera ufficiale manca solo l’autorizzazione della giunta Venturini. Primo firmatario Fabrizio Dughiero

Unita a Pellestrina dalla diga artificiale dei murazzi, la riserva Ca’ Roman costituisce il lembo meridionale dei lidi che, da Cavallino a Chioggia, separano la laguna di Venezia dal mare. Sull’isola pende un progetto dello Studio Mar per la realizzazione di 77 unità abitative, mediamente di 70-80 metri quadri. L’investimento previsto, guidato dall’imprenditore padovano Fausto Petagna, è di 40 milioni di euro. Se ne parla da anni, almeno quindici. Dopo i ricorsi e le sentenze dei giudici amministrativi che hanno bocciato una prima versione del progetto, quando manca l’ultimo miglio la protesta delle associazioni ambientaliste è tornata a farsi sentire.
Di seguito, in forma integrale, la lettera aperta di alcuni cittadini, contrari al progetto. Primo firmatario è il professor Fabrizio Dughiero, direttore del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova.
«Ci siamo conosciuti al liceo, a Chioggia, oltre cinquant’anni fa. Da allora non abbiamo mai smesso di vederci: una cena, una gita, le solite discussioni su come va la città. Negli ultimi giorni l’argomento è diverso. Riguarda una lingua di sabbia che sta dall'altra parte della bocca di porto, e che rischiamo di perdere senza che a nessuno di noi sia stato chiesto nulla.
Uno di noi ha un amico americano che una volta all'anno attraversa l'Atlantico per vedere un'alba. Resta in Italia pochi giorni, dorme in un albergo di Chioggia, mangia nei nostri ristoranti, compra il pesce “in pescaria”. E prima che faccia giorno prende il vaporetto e va a Ca' Roman, sulla punta sud di Pellestrina, a guardare il sole che sale sull'Adriatico. Dice che è un luogo magico, pieno di spiritualità. Ce l'ha portato lui due anni fa: da allora torna sempre.
Tenete a mente quest'amico, perché è la cosa più simile a un piano industriale che oggi esista per Ca' Roman.
Sull'area dell'ex colonia delle suore canossiane, al confine con la riserva gestita dalla LIPU, è previsto un piano per settantasette villette turistiche: circa trecento persone in più ogni estate, in un luogo dove si arriva soltanto in vaporetto (10 minuti da Chioggia quando la fermata è attiva) e poi a piedi lungo i murazzi. Adottato dalla Giunta di Venezia nell'autunno 2024, ha ottenuto il parere della Municipalità di Lido e Pellestrina il 23 luglio e attende soltanto la firma finale - benché un progetto analogo fosse già stato bocciato dal Tar del Veneto nel 2017 e dal Consiglio di Stato nel 2024, e benché l'isola di Pellestrina sia vincolata come insieme di notevole interesse pubblico dal 1939.
C'è poi un dettaglio della cartina che nessuno ha commentato. Il villaggio si affaccia sulla laguna, dove il bagno non si fa: il mare è dall'altra parte. Quelle trecento persone, per fare il bagno, attraverseranno ogni giorno d'estate, avanti e indietro, proprio il sistema dunale dove nidificano a terra specie protette. Non è un rischio da mitigare con la cartellonistica: è la conseguenza necessaria del progetto. Alla domanda su come si procurerà l'acqua, in Municipalità è stato risposto che si scaverà un pozzo, che sarebbe vietato, ma sarà provvisorio. Sui rifiuti, che passerà una barca. Sull'impatto nell'area protetta, che è stato dato mandato di rispettare la natura. Non sono risposte: sono modi cortesi di non rispondere.
Fin qui la cronaca che abbiamo letto anche grazie ad un articolo di Gian Antonio Stella. Vorremmo aggiungere due cose che non abbiamo ancora sentito dire.
La prima è che di questa vicenda si è discusso a Venezia, a Pellestrina, in Regione - e mai sulla riva di fronte. Ca' Roman sta davanti alla bocca di porto di Chioggia. Per noi, e per almeno tre generazioni di chioggiotti, è stata la spiaggia della gita di fine anno - la nostra ce la ricordiamo ancora, il vaporetto pieno, gli zaini, i panini - dei campi scout piantati dietro le dune, dei pomeriggi in barca con il motore spento all'improvviso. Le dune, gli uccelli, i sedimenti e l'acqua di falda non conoscono i confini disegnati sulle carte: l'unico Comune confinante è il nostro, e nessuno gli ha chiesto nulla. Aggiungiamo un fatto che dovrebbe interessare l'amministrazione chioggiotta: la società proponente ha sede legale a Sottomarina, diecimila euro di capitale, nessun dipendente e un fatturato 2024 di poche centinaia di euro, a fronte di un investimento multimilionario. Trentadue soci su trentaquattro non sono veneziani. Non tocca a noi trarne conclusioni; tocca a un'amministrazione chiedere che quei numeri siano verificati.
La seconda è che il dibattito si è impantanato in uno schema stanco: da una parte lo sviluppo, dall'altra i nostalgici che dicono di no. È uno schema falso, e conviene smontarlo con l'aritmetica.
Settantasette seconde case sono la forma più povera di turismo che esista: si costruisce una volta, si vende una volta, e poi restano persiane chiuse da settembre a giugno. Nessuna occupazione stabile, alberghi vuoti, ristoranti chiusi d'inverno, e il valore incassato da trentaquattro soci che vivono altrove. Un'oasi intatta produce invece reddito continuo e distribuito: birdwatchers, fotografi, scuole, ricercatori, camminatori. Gente come quell'amico americano, che a Ca' Roman non compra niente e a Chioggia lascia tre notti d'albergo, i pasti e la spesa al mercato del pesce - e che torna ogni anno precisamente perché quel posto è rimasto come l'ha trovato. Il giorno in cui ci saranno settantasette villini non tornerà più. Non stiamo scegliendo tra ambiente ed economia: stiamo per distruggere una risorsa per sostituirla con una che vale meno.
Per questo non basta dire di no. Quegli edifici sono davvero in rovina, e lasciarli marcire non è una politica. Ma le alternative esistono, tutte a volumetria invariata. Restituire alla colonia la vocazione originaria - era una colonia marina - come ostello per campi scout e non solo, gite scolastiche e centri estivi, riempiendo primavera e autunno e non solo agosto. Ricavarne una stazione di campo per le università venete: duecento specie di uccelli e centosette di coleotteri sono un laboratorio a cielo aperto come lo sarebbe per lo studio sull'erosione costiera e che oggi nessuno usa sistematicamente. Rafforzare il Villaggio Marino, che accoglie già quasi duecento persone con disabilità grazie al volontariato, invece di soffocarlo. Aprire un centro visite con accessi contingentati e guide del posto, che è lavoro vero per i nostri giovani. E distribuire l'ospitalità dove i letti esistono già e d'inverno sono vuoti: a Chioggia e Pellestrina.
Sono soluzioni frugali, rapide, e con una qualità che le villette non avranno mai: sono reversibili. Se tra vent'anni ci accorgessimo di aver sbagliato, si potrebbe cambiare idea. Il cemento non è reversibile.
Chiediamo al Comune di Chioggia di trasformare in atti la mozione che ha già approvato: un riesame della valutazione di incidenza, l'acquisizione e la pubblicazione delle carte del procedimento, un consiglio comunale aperto, e la proposta a Venezia di queste alternative, perché al momento della decisione sul tavolo ci sia anche altro. E lo diciamo con l'orgoglio che ci compete: le nostre bellezze non appartengono al miglior offerente, e chi le amministra le tiene in custodia, non in proprietà.
A Ca' Roman gli scout hanno accampato per decenni, e la loro regola più semplice dice di lasciare il posto un po' più pulito di come lo si è trovato. L'abbiamo imparata su quella sabbia anche noi, da ragazzi. Sarebbe una beffa amara se, proprio lì, da adulti facessimo l'esatto contrario».
Un gruppo di compagni di classe del Liceo Scientifico Giuseppe Veronese (maturità 1982): Fabrizio Dughiero con Andrea Boscolo Sassariolo, Nicola Boscolo Boscoletto, Amedeo Manfrin, Luca Oselladore, Fulvio Pivetta, Silvia Vianello
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