Bonavina appoggia la proposta di Zaia: «Anche Padova è pronta per le Olimpiadi»

L’assessore Bonavina accoglie con favore l’idea di candidare il Nord Est: «Abbiamo un contesto che si può sfruttare»

Edoardo Fioretto
In alto lo stadio Euganeo che, nella candidatura di Venezia ai Giochi del 2020, avrebbe dovuto ospitare le partite di rugby a sette Foto Piran
In alto lo stadio Euganeo che, nella candidatura di Venezia ai Giochi del 2020, avrebbe dovuto ospitare le partite di rugby a sette Foto Piran

Eventi olimpici allo stadio Euganeo? Per Diego Bonavina potrebbe non essere impensabile. «Credo che Padova sia pronta ad affiancare altre città nell’eventuale candidatura», risponde l’assessore allo sport, dopo la proposta dei “Giochi del Nordest” lanciata da Luca Zaia nella neo veste di presidente del Consiglio regionale.

Un’idea che, a conti fatti, non è del tutto inedita al Veneto visto che già sedici anni fa si parlava di Giochi diffusi nell’area metropolitana di Venezia, con il supporto di altri capoluoghi. Tra questi, appunto, la città del Santo che avrebbe dovuto ospitare le partite del Rugby allo stadio di viale Nereo Rocco.

Che la febbre post olimpica per il successo di Milano Cortina 2026 (sul piano organizzativo oltre che per il ricco medagliere) sia ancora nell’aria è ormai un dato di fatto. Ma col passare dei giorni sembra non perdere slancio l’ipotesi di riprovare a candidare il Nordest a capitale dello sport per l’estate 2036, nonostante il presidente della Regione Alberto Stefani ci tenga a sottolineare che, almeno per ora, le sue priorità sarebbero ben altre. Ma l’assessore Bonavina sembra aver colto di buon grado la proposta lanciata da Zaia. «Credo che le Olimpiadi siano qualcosa di straordinario», sottolinea l’ex calciatore, «e sono felice anche solo del fatto che Padova sia stata citata nella proposta di Venezia 2036, significa che abbiamo un contesto che si può mettere a disposizione».

D’altronde il dogma delle singole città olimpiche come epicentro degli eventi è stato ormai sfatato grazie agli ultimi Giochi, che hanno presentato al mondo la formula tutta made in Italy delle “Olimpiadi diffuse”. Eppure, già nel 2020 si sarebbe potuto vedere qualcosa di simile. Era i, 2010 quando Venezia si era trovata a competere contro Roma per ospitare i Giochi estivi di sei anni fa. Candidatura assegnata poi a Roma dal Coni e poi ritirata dalla sindaca Virginia Raggi, che ha poi portato alla scelta definitiva del Cio per Tokyo.

Ma in quella prima proposta la Serenissima aveva già nel calderone la possibilità di distribuire i siti di gara in tutto il Veneto. Tra queste città si era pensato anche a Padova (insieme a Treviso). Basta allora riavvolgere la pellicola per scoprire che la città del Santo avrebbe dovuto ospitare la bellezza di 27 eventi in quattro diverse location per una stima di 834 atleti coinvolti.

Allo stadio Euganeo (previa riqualificazione) sarebbe dovuto toccare il rugby a sette. Al palasport di San Lazzaro (la Kioene Arena) le partite di badminton, più noto in terra nostrana come il “gioco del volano”. E ancora con l’ippica tra il castello del Catajo di Battaglia Terme per gli eventi di dressage, all’ippodromo Breda per le competizioni di velocità.

Una scelta non casuale, visto che Padova ha una grande tradizione nelle corse coi cavalli: già nel 1808 l’isola Memmia ospitava le “corse dei berberi”. In città anche le gare di tiro con l’arco, ma con la necessità di creare un nuovo poligono di tiro. Euganeo e arene ippiche necessiterebbero però oggi di importanti interventi.

Sedici anni, e molti sogni, rimasti per lo più sulla carta. Come il nodo infrastrutture. Già si parlava di una linea ferroviaria di collegamento all’aeroporto Marco Polo in venti minuti, per agevolare gli spostamenti di atleti e tecnici. Un sogno, appunto, rimasto solo sulla carta. Adesso, sedici anni più tardi, il Veneto torna a pensare in grande: ma per scoprire se si tratti di febbre olimpica o progetti concreti, bisognerà aspettare. 

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