Il deputato Bof con Futuro Nazionale: «Zaia è un fuoriclasse, ma oggi il Nord chiede sicurezza»
Il deputato trevigiano passato con il generale: «Dubito che il consenso personale dell’ex governatore si traduca in voti al partito. Se vira al centro, ci sono già i Tajani e i Renzi»

Il parlamentare e sindaco di Tarzo Gianangelo Bof difende Roberto Vannacci, critica la Lega di Salvini e sostiene che l’autonomia non sia più la priorità degli elettori.
Ecco l’intervista completa.
«Il generale Vannacci? L’ho incontrato tre mesi fa, mi aspettavo un militare un po’rigido, ho scoperto una persona che sa ascoltare e fare squadra. Lui non impartisce ordini, valuta le nostre proposte, le discute e poi traccia la rotta. Un uomo intelligente e determinato». Parole del trevigiano Gianangelo Bof, 51 anni, parlamentare e sindaco di Tarzo, ad oggi il più autorevole esponente del leghismo veneto approdato a Futuro Nazionale. Eletto nella direzione del partito, affianca Guido Giacometti e Stefano Valdegamberi nella triade di comando a Nordest.
La vostra crescita impetuosa innesca irritazione e veti nella coalizione di governo: se centrodestra e FnV procederanno divisi al voto, il campo largo avrà gioco facile.
«Noi siamo alternativi alla sinistra ma non ci sentiamo organici a una maggioranza che ha tradito promesse importanti. In primis l’impegno a impiegare le nostre risorse a beneficio degli italiani, non di Zelensky. E poi la difesa della sovranità nazionale: l’Italia è socio fondatore e contributore netto dell’Unione ma Bruxelles ci “concede” 14 miliardi in debito non per alleggerire le bollette bensì a sostegno delle energie rinnovabili, implementate a spese dei contribuenti. Nei fatti, Meloni si dimostra succube di von der Leyen e il nostro Paese rischia di diventare il campo profughi dell’Europa».
Lo spauracchio dell’immigrazione non è, propriamente, una novità...
«Ma lo sa che alle nostre frontiere c’è un’esplosione di arrivi gay? Gente che si dichiara omosessuale per ottenere asilo, e non parliamo dei certificati medici fasulli. Facciamo ridere il mondo. Perciò non ci sentiamo vincolati all’esecutivo: di volta in volta, sosteniamo le proposte che riteniamo utili al Paese e bocciamo le altre. Il centrodestra rischia la sconfitta? Perderà se vorrà perdere, FnV è pronto al dialogo ma i valori non sono negoziabili».
Lo smottamento della Lega salviniana sembra non avere fine. Come se lo spiega?
«Non voglio esprimere giudizi, è un partito cui ho dedicato metà della vita e la sua crisi non mi rallegra. Posso dire che noi abbiamo un generale e loro tanti colonnelli: alcuni meritano il grado, altri meno, le truppe però restano ai margini. Dispiace. Personalmente, ho tentato per anni di sensibilizzare i vertici, nessuno mi ha ascoltato. Due giorni prima dell’addio, Salvini mi ha convocato ma era tardi: non ce l’ho con lui, nonostante tutto è più disponibile di altri, purtroppo ha dato fiducia a un cerchio magico che lo sta affossando. Se penso al ruolo dei parlamentari, ridotti a schiacciare un pulsante senza diritto di parola... Ora siamo in otto e lottiamo a mani nude, non abbiamo neanche un ufficio ma ci sentiamo rinati».
La contromossa di Salvini: Luca Zaia in cabina di regìa con i governatori nordisti e i ministri. Lei conosce bene il Doge, riuscirà a scongiurare il declino?
«Zaia è un fuoriclasse, un ottimo amministratore, premiato a più riprese dai cittadini con percentuali di consenso strabilianti. Tuttavia, non è detto che la sua popolarità personale sia immediatamente traducibile in consenso politico».
Che intende dire?
«Anzitutto, il cavallo di battaglia zaiano, l’autonomia federalista, non è più in cima all’agenda del Nord. Oggi la gente chiede sicurezza, lavoro, sanità, pensioni, con una percezione comune che spazia da Bolzano a Palermo. È cambiato il contesto sociale, c’è un’enorme questione di competitività del Paese sul versante internazionale, vedi caso Electrolux, che rischia lo smantellamento a esclusivo beneficio delle fabbriche concorrenti polacche e ungheresi che abbiamo contribuito a finanziare».
L’idea è che il riformismo pragmatico di Zaia garantisca risultati concreti.
«Beh, il suo è un approccio moderato, ma le radici del popolo leghista affondano nella protesta, nello strappo politico, non nella moderazione democristiana. Oltretutto, se Zaia vira al centro, si imbatterà in Tajani, Calenda, Renzi. Spazi ristretti e affollati».
Certo è che Zaia non ha lesinato critiche a Roberto Vannacci, giudicato un corpo estraneo al leghismo fin dall’elezione a vice federale.
«Il generale è troppo intransigente, dicono, quasi che coerenza fosse sinonimo di estremismo. Ma al bar la gente mi dice: Vannacci ha ragione, la pensiamo come lui. È ancora una confidenza a mezza voce ma il tam tam sta crescendo».
L’ultima rilevazione accredita ai futuristi il 5, 9%. Salirete ancora?
«Sono ottimista, non tanto per i sondaggi, a volte affidabili e altre no, quanto per i riscontri che ricevo ogni giorno dal territorio. Forza Italia ha impiegato trent’anni a raccogliere 150 mila iscritti, noi, senza soldi né apparato, siamo a 110 mila in tre mesi».
Tarzo l’ha rieletta con l’88,8% dei voti. Come concilia mandato di sindaco e incarichi nazionali?
«Distinguo nettamente amministrazione e politica. In municipio ho la fortuna di contare su ottimi collaboratori e per il resto, addio tempo libero. Abbiamo un popolo che sta crescendo, guai a deluderlo».
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