Bibione, bagnini introvabili: servizio a rischio

Lorenzo Braida, presidente del Sindacato Italiano Balneari del Veneto, lancia una provocazione: «Metteremo cartelli per avvisare i turisti del pericolo»

Rosario Padovano
Mancano bagnini per la prossima stagione sul litorale veneto
Mancano bagnini per la prossima stagione sul litorale veneto

Se non si trovano i bagnini, i concessionari delle spiagge minacciano di collocare gli avvisi ai turisti, spiegando che in alcuni tratti di spiaggia la balneazione è possibile ma senza il servizio di salvataggio in acqua, come accade già per altri lidi.

Lo ha spiegato, l’altro giorno, Lorenzo Braida, presidente del Sindacato Italiano Balneari del Veneto, e direttore storico del consorzio Bibione Mare che gestisce gran parte del territorio a ovest di Bibione, al confine con il comune di Caorle che occupa ancora Punta Baseleghe.

«Non vogliamo arrivare sino a questo punto, ma saremo costretti».

Lorenzo Braida sta conducendo una battaglia feroce, anche con il legislatore, affinché siano accontentate le richieste dei balneari. Che sono: estendere il brevetto di salvataggio ad altre federazioni che non siano solo la Fin nuoto e concedere norme più efficienti per estendere i brevetti anche ai minorenni.

Per rendere il lavoro più appetibile in questo momento si stanno offrendo vitto e alloggio ai futuri bagnini, ma le candidature arrivate a un mese dalla Pasqua non coprono le necessità. Proprio Braida l’altro giorno ha completato i colloqui con aspiranti bagnini provenienti dall’Argentina. «In questa fase delicata, la ricerca dei bagnini di salvataggio è la maggiore delle emergenze».

A Caorle invece sembra esserci un problema opposto. Da una parte i bagnini di salvataggio si trovano e i posti sono quasi tutti coperti. Non sono invece coperte le altre figure indispensabili per garantire la balneazione sicura: i trattoristi che livellano la spiaggia la mattina presto, o il personale a guardia dell’arenile, i cosiddetti bagnini di terra, persone preparato all’accoglienza. —

 

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