Morto dopo l’intervento, i tre medici indagati: «Intervento riuscito»
Il paziente oncologico, un padovano di Abano, morì a casa sua dopo alcuni giorni. L’ipotesi d’accusa è legata a uno shock settico

Muore a casa dopo un intervento chirurgico riuscito. Marco Melato, padovano di Abano Terme, soffriva di un tumore al colon, che è stato asportato con successo all’ospedale San Martino di Belluno.
L’uomo è stato dimesso ma, dopo quattro o cinque giorni di decorso, si è sentito male e ha perso la vita. Era il 19 febbraio.
Non c’è più stato niente da fare: la causa del decesso potrebbe essere stata uno shock settico, ma questo dovrà confermarlo o smentirlo il medico legale Antonello Cirnelli, che ha annunciato per la fine del mese la consegna della sua perizia autoptica. Ormai è soltanto una questione di giorni.
Sotto inchiesta c’è l’équipe medica composta dal primario del reparto di Chirurgia, Luca Bonariol e dalle due esperte di chirurgia oncologica Giulia Becherucci e Claudia Di Prata. Cioè i sanitari che hanno eseguito l’intervento, convinti di aver fatto del loro meglio, in scienza e coscienza.
I reati ipotizzati dal sostituto procuratore Alberto Primavera sono quelli di omicidio e lesioni colposi e, come sempre, è necessario stabilire se ci sia un collegamento o meno tra la condotta professionale dei dottori difesi di fiducia dall’avvocato Ferdinando Coppa e l’evento morte. Il nesso di causalità, come si definisce in termini giuridici.
Il giorno dell’autopsia, ai primi di marzo, insieme a Cirnelli c’era, in forma di collegio, il consulente della Procura della Repubblica di Belluno, il chirurgo Saverio Pinalto, per il fratello del 57enne deceduto (assistito dall’avvocato Hidra Zoldan) la consulente Sarah Nalin e per gli indagati c’erano i chirurghi Marco Massani, Marco Rastrelli e Giacomo Sarzo.
Su un aspetto, sembrano tutti già d’accorso: l’operazione è riuscita e la doverosa premessa è che il paziente soffriva già di diverse altre patologie, che potrebbero anche aver influito nell’esito finale.
Per ora c’è l’ipotesi che la morte sia arrivata a seguito di uno shock settico, che la scienza descrive come una «grave manifestazione della sepsi, ovvero una sindrome potenzialmente letale caratterizzata da un diffuso malfunzionamento di più organi contemporaneamente.
Questa alterazione è dovuta a una eccessiva e sregolata risposta infiammatoria dell’organismo nei confronti di agenti infettivi esterni, principalmente batteri».
Lo shock settico si manifesta «con alterazioni del circolo sanguigno e del metabolismo cellulare. Si verifica un crollo dell’apporto di ossigeno e di nutrienti a tessuti e organi, che possono andare incontro a insufficienza acuta».
Quello che bisogna comprendere è se sia stato fatto tutto quello che bisognava fare e se lo shock potesse essere, in qualche modo, prevenuto e, quindi, evitato.
La richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio dei tre medici indagati dipende essenzialmente da questo aspetto. Non è mai il caso di mettersi a fare delle previsioni, anche per rispetto non solo della famiglia del defunto ma anche del lavoro di tutti gli specialisti, che stanno lavorando, per cercare di dare una risposta il più possibile certa al quesito: Melato si poteva salvare oppure lo shock non era prevedibile o, comunque, arginabile? Il pubblico ministero Primavera vedrà come determinarsi e proporrà le sue conclusioni al giudice per le indagini preliminari.
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