Balneari, la Cassazione dà ragione a 14 stabilimenti: partono i rimborsi

Dopo 16 anni di contenzioso, la Cassazione riconosce il diritto al rimborso del 70% dei canoni demaniali versati tra il 2008 e il 2010. La verifica spetterà alla Corte d’Appello di Venezia

Daniele Zennaro
La spiaggia di Sottomarina
La spiaggia di Sottomarina

Un contenzioso lungo sedici anni, due ricorsi giudicati inammissibili, fino alla sentenza della Cassazione che ora dà ragione agli stabilimenti balneari che, in qualche modo, hanno saputo resistere e andare avanti, grazie anche alla caparbietà dei legali dello studio Di Blasi-Cazzagon: avranno diritto a dei rimborsi sostanziosi sui canoni demaniali.

«Dopo 16 anni», commenta Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, «un tempo lunghissimo nel quale sono accadute tante cose, compreso il ritiro dal contenzioso di molti imprenditori balneari, soprattutto tra i più piccoli, la Cassazione ha riconosciuto che la causa era giusta e che quindi questi stabilimenti hanno diritto al rimborso che adesso dovrà essere stabilito dalla Corte di Appello di Venezia».

La sentenza premia 14 attività balneari (Astoria, Bagni Lungomare, Camping Adriatico, Amica Snc, Canarin Sas, Lido di Padova, Tre Due, Bagni Hardy, Lido Azzurro, I.S.A. spa, G. Service sas, Camping Grande Italia, Tiozzo Giannino e Bagni Oasi) che dovranno essere rimborsati dallo Stato, trattandosi di canoni demaniali.

La causa riguardava gli aumenti dei canoni demaniali applicati nel triennio 2008-2010 e in particolare la corretta applicazione della definizione agevolata del contenzioso prevista dalla legge 147 del 2013, che prevedeva l’incremento del 30% di quanto versato dagli operatori a titolo di canone. Prima il rigetto della domanda da parte del Tribunale di Venezia, quindi la dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte d'Appello. Chi aveva deciso alla fine di pagare non può accodarsi al ricorso, in quanto viene definito che il pagamento vale come accettazione delle condizioni richieste e la vicenda finisce lì.

La sentenza della Cassazione però apre la strada all’ottenimento del rimborso, da parte dello Stato, del restante 70% dei canoni versati nel triennio sotto esame, che significa un bel po’ di soldi che rientreranno nelle tasche dei balneari. Il tutto però dovrà passare attraverso la verifica dei pagamenti effettuati dai singoli concessionari, di competenza della Corte d’Appello di Venezia e solo successivamente i concessionari che hanno fatto parte del giudizio potranno richiedere la restituzione del 70% dei canoni.

«Si tratta di un risultato importante», ammette il presidente di Gebis, Gianni Boscolo Moretto, «frutto della perseveranza dei nostri associati in una vicenda che si trascina da sedici anni. Continueremo a seguire da vicino ogni fase della riassunzione del giudizio, nell’interesse di tutti gli operatori coinvolti».

Rimane però il rammarico di una vicenda che ha impiegato così tanti anni per arrivare a una sentenza definitiva, che ha premiato esclusivamente i concessionari che avevano presentato il ricorso diretto andando fino in fondo. Per tutti gli altri che non hanno intentato causa o che, nel frattempo, si sono ritirati, il beneficio non è automatico e potrebbe richiedere azioni legali individuali.

 

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