Il presidente di Confagricoltura: «Fertilizzanti, prezzi quasi raddoppiati per la guerra»

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente veneto dell’associazione di categoria, lancia l’allarme dei costi per l’agricoltura: aumenti difficili da gestire nella stagione in cui si concima

Lorenza Raffaello
Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto
Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto

Non si devono fare i conti solo con l’aumento del carburante, ma anche con l’impennata dei costi di altri prodotti che arrivano dal Medio Oriente. A cominciare dai fertilizzanti, sostanze imprescindibili per l’agricoltura in questi giorni di fine inverno. Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto, a quasi due settimane dall’inizio del conflitto racconta le criticità e timori di un settore che non può fermarsi.

Presidente, cosa sta succedendo in agricoltura?

«Il tema centrale per noi agricoltori è quello dei rincari sui fertilizzanti, perché dal Medio Oriente partono grossi quantitativi di urea. Preoccupa il fatto che sono praticamente raddoppiati i prezzi rispetto all'anno scorso. Se un anno fa eravamo sui 45 euro più Iva al quintale, adesso siamo arrivati quasi a 80 euro. Il problema è che questo è il periodo in cui in agricoltura si comprano i fertilizzanti, i concimi per prepararsi per le semine, sono le settimane calde per gli acquisti e non abbiamo finestre lunghe. Chi aveva programmato l’acquisto questa settimana o la scorsa si trova coinvolto in grossi aumenti difficili da gestire».

L’aumento di prezzi cosa comporta?

«Gli agricoltori stanno valutando se virare su coltivazioni che richiedono meno urea. Il mais, per esempio, ne richiede quantitativi elevati, la soia meno. Stanno pensando di cambiare i loro piani colturali con tutta una serie però di problemi collegati, perché la rotazione in agricoltura è importante: doversi orientare verso un tipo di coltivazione già fatta l'anno scorso può impattare sulla fertilità del suolo, oltre a tutta una serie di altri temi. In questa stagione i terreni avrebbero bisogno di essere concimati e preparati a dovere e tutte le colture necessitano di fertilizzanti»

Questa guerra può modificare le colture a cui siamo abituati?

«Sì, è corretto. Le aziende più strutturate sono un po' meno sensibili a questa impennata, però i conti si vedono a fine anno e c’è il rischio che possano venire compromesse anche le piccole marginalità. Mentre per aziende più piccole il cambio di coltura diventa quasi un obbligo. È una catena che non si riesce a bloccare, non è che i prezzi sono alti per cui io non concimo più. Non concimare significa non produrre. Bisogna farlo altrimenti la produzione a settembre non arriva, questo riguarda anche il settore zootecnico, il florovivaismo, dove incide anche l’aumento del costo del gasolio».

Avete messo a terra qualche soluzione estemporanea?

«Siamo molto attenti alle proposte che arriveranno a livello governativo, perché sui mercati internazionali c'è poco da fare, il valore è quello, i prezzi di mercato sono quelli. Un intervento significativo potrebbe essere quello sulla riduzione dell'accise, anche se è un palliativo. Qualsiasi aiuto in questa fase sarebbe utile».

Quando si toccheranno con mano gli effetti della guerra?

«La decisione di cambiare le colture è immediata e così come lo sono gli effetti, anche perché un eventuale esaurimento del conflitto può influenzare subito i mercati internazionali, ma non avrà un effetto immediato sui prezzi dei prodotti: è probabile che ci sarà una riduzione al barile ma prima che si ripercuota sul prezzo al quintale dell'urea si dovrà aspettare. Una volta che il costo è aumentato ritornare indietro è lento e difficilmente si ritorna ai livelli precedenti. Sarebbe opportuno intanto fare qualcosa per calibrare meglio il nostro meccanismo di valorizzazione dell'energia elettrica e di gas a livello italiano».

Dal 17 al 19 marzo a Padova si terrà l’European Carbon Farming Summit, un appuntamento europeo dedicato al futuro dell’agricoltura e alla sostenibilità ambientale, per la prima volta in Italia. Quali saranno i temi che tratterete?

«L'agricoltura giocherà un ruolo importante, ma non sarà l’unico argomento. Saranno tre giorni di lavori internazionali in cui partecipano diversi esperti. Noi come Confagricoltura Veneto svilupperemo temi che ci permettono di trasferire le conoscenze del nostro mondo e le nostre esperienze, al centro del dibattito l’assorbimento e lo stoccaggio di anidride carbonica nei suoli e nelle coltivazioni. Sono tutti passi necessari per affrontare i nostri i cambiamenti climatici che abbiamo di fronte».

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