Tony Boy è ai domiciliari nella casa dei genitori a Padova: «Siamo dispiaciuti»
Il trapper sta scontando gli arresti nella casa di famiglia in zona Forcellini. Il padre: «Certamente sono dispiaciuto, per il resto attendiamo»

«Cosa vuole che le dica, certamente sono dispiaciuto, per il resto attendiamo. Io faccio l’ingegnere, non il magistrato». Lo sguardo sconsolato, poche parole, poi il casco e la partenza in scooter.
Il papà di Tony Boy lascia così la casa di via Sertorio Orsato, in zona Forcellini. Alle sue spalle resta uno stabile di due piani, circondato dagli alberi, con le tapparelle abbassate. È qui, nella casa dei genitori, che il trapper padovano sta trascorrendo i domiciliari dopo l’arresto a Milano.
Una via residenziale, un’abitazione come tante. In giardino il canestro da basket, forse rimasto lì dai tempi in cui Antonio Hueber, oggi conosciuto come Tony Boy, era un ragazzino. Le finestre sono tutte chiuse.
La mamma, Ludmila Nachtigal, si affaccia per un istante alla porta. Non dice nulla, poi rientra. Anche lei preferisce non commentare la vicenda che ha riportato il figlio nella casa di famiglia. Una famiglia lontana dal mondo della musica trap.
Nachtigal è poetessa e scrittrice e lavora come bibliotecaria per il sistema bibliotecario del Comune di Padova. Il padre Leonardo Hueber è invece ingegnere, si occupa di edilizia pubblica e ingegneria sismica e nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi dirigenziali nel settore tecnico del Comune e successivamente della Regione.
È proprio lui a sottolineare la distanza tra il proprio ruolo e quello di chi dovrà valutare le accuse contestate al figlio.
Tony Boy, 26 anni, è stato arrestato domenica a Milano. Al centro dell’inchiesta la droga trovata durante una perquisizione e una pistola con matricola abrasa. Il trapper ha contestato l’accusa di spaccio: «Non ho mai spacciato».
Le sostanze, ha spiegato, sarebbero state destinate esclusivamente al consumo personale. Ha ammesso invece la detenzione dell’arma.
Attraverso il suo legale, l’avvocato Niccolò Vecchioni, ha spiegato di essere tossicodipendente e di fare uso di sostanze anche per riuscire a sostenere i ritmi della vita notturna. Ha raccontato di avere problemi di dipendenza fin dall’età di 13-14 anni.
La documentazione presentata dalla difesa attesta una condizione di tossicodipendenza da ketamina, cocaina e marijuana e un percorso di cura seguito anche privatamente con una psichiatra, oltre all’assunzione di psicofarmaci prescritti. Elementi che compaiono anche nell’ordinanza. Secondo il gip le dosi rinvenute sarebbero compatibili con le “elevate capacità economiche” del cantante, che nel 2024 avrebbe dichiarato 250mila euro di redditi lordi.
È stato trovato anche un bilancino di precisione che Tony Boy ha spiegato utilizzasse per pesare le sostanze così da evitare di “collassare”. E l’arma, acquistata dopo un furto nella propria abitazione il 10 marzo, per autodifesa.
L’avrebbe ordinata attraverso un gruppo Telegram, lo stesso canale utilizzato per acquistare la ketamina, e ritirata in un locker dopo aver pagato tra i 300 e i 400 euro in bitcoin. Alcune munizioni sarebbero state acquistate invece per la realizzazione di un video musicale. Ma per il giudice le caratteristiche della pistola la renderebbero potenzialmente utilizzabile contro una persona e la condotta del giovane mostrerebbe una certa “spregiudicatezza”
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