Ripudia la moglie in Pakistan e chiede che venga riconosciuto come divorzio in Italia: istanza respinta

È accaduto a Monfalcone: il Comune ha respinto la richiesta ritenendola in contrasto con i principi dell'ordinamento italiano

Timothy Dissegna
L'ufficio anagrafe a Monfalcone in una foto di repertorio
L'ufficio anagrafe a Monfalcone in una foto di repertorio

Un cittadino italiano di origine pakistana ha chiesto all’anagrafe del Comune di trascrivere un certificato di divorzio ottenuto in Pakistan tramite talaq, la pratica islamica del ripudio unilaterale della moglie. Gli uffici hanno respinto l’istanza, ritenendola in contrasto con i principi dell’ordinamento italiano.

A darne notizia è stato giovedì 17 settembre il quotidiano La Verità, che nella ricostruzione ha richiamato anche un precedente: la sentenza della Corte d’appello di Cagliari del 24 maggio 2008, con cui i giudici disposero la trascrizione in Italia di un provvedimento di divorzio egiziano riconducibile, in quel caso, al ripudio.

Sulla vicenda è intervenuta l’europarlamentare ed ex prima cittadina Anna Maria Cisint: «Bastano tre parole per ottenere in quei Paesi islamici il ripudio della moglie. Quest’uomo pretendeva che una pratica fondata sulla Sharia venisse riconosciuta anche a Monfalcone e in Italia, ma ha trovato la porta chiusa».

Sottolinea come il talaq, a differenza del divorzio previsto dal diritto italiano, non lasci margini di scelta alla donna: «Ed è ancora più grave che in passato persino una Corte d’Appello italiana abbia riconosciuto effetti a una pratica che consideriamo barbara e lesiva della dignità e dei diritti della donna». Quindi collega il caso al più ampio dibattito sull’integrazione: «A chi continua a parlare di integrazione dando sempre la colpa agli italiani rispondiamo con i fatti: i nostri valori, le nostre leggi e il rispetto della dignità della donna non si negoziano». Cisint chiede anche conseguenze sul piano della cittadinanza: «Riteniamo inaccettabile che chi pretende di far riconoscere nel nostro Paese pratiche di questo tipo abbia ottenuto la cittadinanza italiana».

Il sindaco Luca Fasan ha dato indirizzo al dirigente dei servizi di stato civile di mantenere un’attenta vigilanza sulle pratiche che tendono a perpetuare l’applicazione della Sharia.

Guardando a casi più recenti, va detto che non compare un orientamento univoco e automatico, né in un senso né nell’altro. La giurisprudenza più recente tende a un esame caso per caso: non basta che l’atto sia denominato ripudio” per escluderne a priori il riconoscimento, né la sua sola matrice islamica; ciò che in passato la Cassazione ha valutato in concreto è se alla moglie sia stata garantita una possibilità effettiva di intervenire nel procedimento e se il risultato sostanziale sia compatibile con il principio di parità tra i coniugi. Dove questa possibilità manca, il diniego resta fermo; dove risulta che abbia avuto accesso al procedimento (come in un caso deciso nel 2023 avvenuto in Puglia), la trascrizione può reggere.

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