Padova, muffa in oncoematologia pediatrica: la Regione nomina una commissione d’indagine
Cinque bambini hanno avuto la febbre e 20 pazienti sono stati trasferiti in via precauzionale. Si indaga sulle cause della criticità impiantistica e sull’ipotesi Aspergillus

L’allarme nel reparto di oncoematologia pediatrica del Salus Pueri impone risposte. Dopo la comparsa di casi febbrili tra i piccoli pazienti e il trasferimento precauzionale di 20 ricoverati, la Regione passa al contrattacco e vuole vederci chiaro. L’assessore regionale alla sanità e alla programmazione sanitaria Gino Gerosa ha deciso di istituire una commissione tecnica per fare piena luce su quanto accaduto, individuare le cause della criticità e stabilire quali interventi siano necessari.
L’obiettivo dichiarato è «portare a termine un’analisi approfondita della situazione creatasi e delle strategie da attuare». Una formula che, dietro il linguaggio istituzionale, lascia emergere una questione tutt’altro che secondaria: capire che cosa sia successo nel nuovo reparto destinato ai bambini più fragili e se vi siano state condizioni ambientali potenzialmente pericolose per la loro salute.
L’esperto esterno
L’équipe sarà composta da professionisti scelti tra il personale di oncoematologia pediatrica e della Regione. A coordinarla sarà Giovanni Carretta, specialista in malattie infettive e attuale direttore generale dell’Usl 7 Pedemontana.
«Come ho detto fin dal primo momento», osserva Gerosa, «serve assoluta chiarezza; è un punto imprescindibile per rispetto ai ricoverati, alle famiglie e anche ai nostri professionisti. La commissione tecnica ha questo mandato».
Parole nette, che evidenziano la necessità di andare oltre le prime comunicazioni ufficiali. La scelta di affidare il coordinamento a una figura esterna assume un significato preciso: la vicenda richiede verifiche rigorose, risposte documentate e una ricostruzione che non lasci spazio a dubbi o zone d’ombra. Quando si parla di bambini ricoverati in un reparto oncologico, la prudenza è indispensabile, ma non può sostituire la chiarezza sulle cause di quanto accaduto.
L’incontro con Fortuna
Ieri pomeriggio, a Palazzo Balbi, Gerosa ha incontrato il direttore generale dell’Azienda Ospedale Università Paolo Fortuna, insieme al direttore generale dell’Area Sanità e sociale Giancarlo Ruscitti. Al tavolo erano presenti anche rappresentanti della direzione prevenzione e della direzione programmazione sanitaria della Regione.
La riunione è servita ad approfondire una vicenda che ha già avuto conseguenze concrete: il trasferimento precauzionale di 20 pazienti dal sesto piano della nuova oncoematologia pediatrica ai locali del vecchio reparto, a poca distanza.
«Ho trovato da parte dell’Azienda Ospedale la massima collaborazione di cui sono grato», sottolinea Gerosa.
La collaborazione tra Regione e Azienda ospedaliera è un passaggio importante, ma non basta a chiudere la questione. Restano da chiarire l’origine della criticità impiantistica, l’eventuale presenza di contaminanti, le condizioni degli ambienti e il possibile collegamento con gli episodi febbrili registrati tra i ricoverati.
Cinque infezioni
Tutto è cominciato la scorsa settimana, quando la febbre si è diffusa tra i giovani pazienti: cinque si sono ammalati e sono stati immediatamente presi in carico, trasferiti nella terapia intensiva sottostante per ricevere le cure necessarie ed essere isolati. Ora stanno bene.
Venerdì scorso è stata presa la decisione di trasferire in via prudenziale tutti i 20 ricoverati in reparto. Il trasloco è avvenuto ieri, con il rientro temporaneo nei locali della precedente oncoematologia pediatrica.
Tra i principali sospettati, ancora da verificare, c’è l’aspergillus, un fungo ampiamente diffuso nell’ambiente. In condizioni normali la sua presenza non provoca necessariamente conseguenze, ma nei pazienti immunodepressi le spore possono causare infezioni anche gravi.
Qualche giorno fa, la direzione dell’Azienda Ospedale Università aveva comunicato che nel reparto di oncoematologia pediatrica «è stata riscontrata una criticità impiantistica che richiede approfondimenti tecnici per individuare le cause e definire gli eventuali interventi necessari».
Una comunicazione che spiega le ragioni del trasferimento, ma che non chiarisce ancora il punto centrale: che cosa è stato rilevato esattamente nel nuovo reparto? Qual è la natura del problema impiantistico? Esiste una contaminazione da muffe? Ora la Regione vuole andare a fondo.
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