La rinascita del bambino guarito dalla leucemia, il papà: «Al Burlo un miracolo di umanità»
Dalla febbre alta dei primi giorni al trapianto di midollo da un donatore compatibile al 100 per cento, senza mai abbandonare la scuola. La famiglia Stella ha ricevuto il supporto della società di calcio Bannia per l’acquisto di attrezzature e del giocatore dell’Udinese Christian Kabasele

Una storia di dolore, sofferenza e paura, che si trasforma poi in un percorso di speranza, guarigione e rinascita. A raccontare un calvario lungo un anno è Marco Stella, che con la compagna e il figlio di otto anni vive a Pordenone. È qui che il bimbo nel 2024 si sente male e, dopo alcune analisi, il responso è quello che nessun genitore vorrebbe mai sentire. Una forma rara di leucemia, che viene curata al Burlo di Trieste, in un percorso complesso che porta ad un trapianto di midollo. Nell’ospedale infantile la famiglia trova non solo professionalità ma anche grande senso di umanità.
Il percorso di cura
E ora, a guarigione completa, è il papà a voler raccontare quanto successo, sia per ringraziare tutte le persone intervenute nel corso dell’iter affrontato, sia per dare speranza a chi ancora sta lottando. «Tutto è iniziato il 30 novembre 2024 con giorni di febbre alta che non passava – racconta Marco – nemmeno le cure con un antibiotico portavano a un sollievo ed esami più approfonditi hanno dato una diagnosi chiara: leucemia».
I medici a quel punto danno due possibilità ai genitori, il trasferimento all’ospedale di Padova o al Burlo di Trieste. Viene scelta quest’ultima opzione. «Dove siamo rimasti un mese, periodo nel quale sono state fatte ulteriori analisi, dalle quali è emerso che si trattava di una linea di leucemia molto rara – racconta Marco – La procedura ha visto un primo ciclo di chemio, che purtroppo non ha prodotto gli effetti sperati, mentre un secondo ciclo ha determinato un miglioramento».
Nel frattempo viene effettuata l’iscrizione alla banca dati per il trapianto di midollo osseo. Il bimbo si rivela un lottatore agguerrito, in attesa che venga individuato un donatore deve subire un’operazione in seguito all’insorgere dell’appendicite, e poi altre ancora, tra le quali l’asportazione di un piccolo pezzo del polmone dopo una macchia che viene riscontrata dai medici durante alcuni approfondimenti necessari per arrivare al trapianto, che viene reso possibile grazie a un donatore inglese, compatibile al 100 per cento. Una notizia che rappresenta un sospiro di sollievo per i genitori, anche se «i timori di un rigetto – spiega il papà – ci hanno accompagnato subito dopo le prime fasi dell’intervento». Invece ancora una volta il bambino dimostra la sua forza e il corpo reagisce in modo positivo.
«Di solito ci vuole un po’ per notare dei cambiamenti, ma in questo caso sono arrivati già dopo pochi giorni – ricorda Marco con gioia – e così abbiamo potuto iniziare finalmente la strada del recupero, ad agosto 2025, per poi riprendere gradualmente la nostra vita nei mesi successivi».
Il ritorno alla normalità
La famiglia sottolinea che «al Burlo abbiamo trovato persone splendide, tutte quelle che abbiamo incontrato sul nostro cammino». Il bimbo ha potuto anche continuare a studiare, grazie alla scuola presente nell’ospedale, e nel 2026 è potuto tornare regolarmente sui banchi del suo istituto. Non solo, «ha anche iniziato a giocare a calcio» ricorda il papà, che non dimentica chi ha dato una mano importante a sostenere a vario titolo la degenza, «in particolare le associazioni Agmen e “Io Tifo sveva” di Trieste, e “La Partita da vincere “di San Vito al Tagliamento, ringrazio anche chi ci ha fatto conoscere proprio quest’ultimo sodalizio».
A tifare per il bimbo durante la malattia è stata anche società di calcio Bannia, che ha devoluto l’incasso di una partita alla famiglia, per l’acquisto di alcune attrezzature, e il giocatore dell’udinese Christian Kabasele, che è venuto a trovare il bambino una volta rientrato a casa e che più volte l’ha accolto con affetto allo stadio.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








