Botte, minacce e insulti alla fidanzatina: in carcere un ragazzo di 19 anni
Il giovane era già finito sotto inchiesta per aver avuto comportamenti simili con altre ex fidanzate, tre mesi fa aveva accoltellato un coetaneo per gelosia

Botte alla fidanzatina minorenne, ma anche insulti e minacce se lei non si comportava come voleva lui. In un caso, secondo gli inquirenti, dopo averla picchiata l’avrebbe costretta addirittura a prendere a pugni il muro fino a sbucciarsi le nocche in modo da spacciare quei lividi per l’esito di una lite con una coetanea.
A colpire, oltre alla brutalità delle condotte, è la giovanissima età di chi le avrebbe messe in atto. Si tratta infatti di un ragazzo di 19 anni, italiano, residente a Muggia. Il giovanissimo è stato raggiunto sabato da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Accusato di lesioni personali pluriaggravate, si trova ora in cella al Coroneo.
I precedenti del giovane
Una misura chiesta dal sostituto procuratore Sabrina Tinonin e avallata dal gip Francesco Antoni alla luce del quadro probatorio raccolto dagli inquirenti e dal profilo di pericolosità del soggetto, già finito sotto inchiesta per comportamenti simili nei confronti di altre due ex fidanzate.
Non solo: nel suo “curriculum” figura anche una certa disinvoltura nell’uso del coltello. Al riguardo, l’ultimo e più grave episodio risale a inizio giugno, quando il diciannovenne aveva accoltellato un altro giovane davanti alla stazione delle corriere di Muggia. Tre fendenti (al torace, a una mano e a un braccio) sferrati al rivale sotto agli occhi del padre, che lo aspettava al capolinea. Il motivo? La gelosia per una ragazza, stando a quanto è emerso dalle prime ricostruzioni. Fortuna ha voluto che le coltellate non abbiano raggiunto punti vitali. Quell’episodio è oggetto di un procedimento penale distinto.
I maltrattamenti
Martedì mattina il giovanissimo (difeso dall’avvocato Roberto Mantello) è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, che si è svolto in carcere. L’indagine è partita dalla segnalazione di altri giovanissimi, ospitati della stessa struttura di accoglienza in cui si trova la presunta vittima, poco più che ragazzina. Sono stati i compagni ad accorgersi dei lividi sul corpo dell’adolescente e a rendersi conto che quella relazione aveva poco a che fare con l’amore. Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe trattato la fidanzata come una sua proprietà, imponendo le proprie regole. «Se fai tardi all’appuntamento ti spacco» è, in sostanza, una delle intimidazioni rivolte alla presunta vittima. La relazione tossica si sarebbe protratta per alcuni mesi.
Delle minacce e dei riferimenti alle presunte violenze subite è rimasta traccia nelle chat, ora in mano dagli inquirenti insieme alle foto dei lividi. La ragazzina, sprovvista di cellulare, si faceva prestare gli smartphone dai compagni per poter comunicare con il ragazzo di cui era innamorata. E per il quale era disposta a cacciarsi nei guai. In un caso sarebbe stata sorpresa a rubare alcolici in un supermercato per non presentarsi a mani vuote all’appuntamento con il fidanzato. Dei presunti abusi aveva raccontato ad alcune amiche, rifiutandosi però di denunciare il suo ragazzo per il timore di inguaiarlo. Chi le stava accanto ha deciso, però, di non voltarsi dall’altra parte. E così le segnalazioni di compagni ed educatori hanno portato all’apertura di un fascicolo per Codice rosso.
La difesa del diciannovenne evidenzia, dal canto suo, che il ragazzo è già seguito dai Servizi sociali e che una precedente perizia psichiatrica (eseguita nel corso di un procedimento presso il Tribunale per i minorenni) aveva riscontrato nel ragazzo un profilo di immaturità poi sfociato nella sua non imputabilità.
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