A Trieste il secondo funerale di Liliana Resinovich, amici e parenti con la spilla “Lilly io ci sono”

Assente il marito Sebastiano Visintin, unico indagato per la morte della moglie. I resti sono stati sepolti al campo 32, in un loculo diverso da quello dove era stata riposta prima della riesumazione

Laura Tonero
La spilla indossata dai familiari e i funerali di Liliana Resinovich (Silvano)
La spilla indossata dai familiari e i funerali di Liliana Resinovich (Silvano)

Una morte che non trova ancora una verità, pace, ma che almeno ora ha un angolo nel cimitero di Sant’Anna dove portate un fiore. Liliana Resinovich, dopo che oltre due anni fa il corpo era stato riesumato per ulteriori accertamenti, martedì è stata sepolta per la seconda volta.

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Presto una piccola lapide verrà sistemata davanti al loculo 238 del campo 32. Verrà trasferita lì la foto che era stata usata per la precedente sepoltura, e verranno incise la data della nascita e quella della morte: 14 dicembre 2021, verrà indicato questa volta per il giorno della sua dipartita, il giorno della scomparsa quindi, e non 5 gennaio 2022, data del ritrovamento del cadavere, come era invece stato riportato nel loculo precedente.

Le indicazioni di questo cambiamento sono state definite nel nulla osta per la sepoltura firmato dalla pm Ilaria Iozzi, che quindi ha acquisito ormai come certo questo elemento. «A prescindere dai riscontri medici, che comunque ci sono, sono convinto che mia sorella sia morta il giorno stesso della scomparsa», ha precisato un commosso Sergio Resinovich.

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Una foto di Liliana Resinovich

È stato lui, il fratello di Liliana, a organizzare con l’impresa San Giusto la cerimonia funebre di martedì, officiata da don Roberto Bertossi, parroco di Venzone. «Non è usuale che per una persona si celebrino due funerali – così il sacerdote al termine delle esequie – era un commiato unico più che insolito. Quattro anni e mezzo di attesa per conoscere una verità mettono di fronte a delle difficoltà, capisco i parenti, ma ho visto vicinanza tra chi le voleva bene, un atteggiamento che li aiuta».

«Sono contento che mia sorella sia ritornata a Trieste, c’è finalmente una tomba dove portarle un fiore, dove spero possa riposare in pace», ha commentato Sergio. Che aveva chiesto quello fosse un momento riservato, intimo.

Infatti c’erano solo pochi amici, i parenti stretti – tutti avevano appuntata al petto una spilla con la scritta “Lilly, io ci sono” – una dozzina di persone in tutto. Tra loro, oltre appunto al fratello, c’erano la nipote Veronica, la cugina Silvia Radin, gli ex vicini di casa Gabriella Micheli e Salvatore Nasti, l’albergatrice Jasmina Zivkovic che gestisce un piccolo hotel a Venzone e dove Liliana passava qualche giorno di vacanza con il marito Sebastiano Visintin, unico indagato per la morte della moglie.

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L’albergatrice, ascoltata un anno fa dalla pm, aveva dipinto uno scenario familiare non idilliaco, andando di fatto a rafforzare la tesi del magistrato sulle responsabilità di Visintin. Che alla cerimonia funebre, celebrata a porte chiuse e terminata con un applauso, non c’era. Ha preferito restare lontano, andando addirittura fuori Trieste, sottraendosi questa volta agli obiettivi delle diverse testate giornalistiche arrivate in via Costalunga per seguire le esequie.

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A sinistra il loculo 241 (foto Lasorte) dove giacevano le spoglie di Liliana Resinovich; a destra in alto il fratello Sergio, in basso Sebastiano Visintin

«Sono contento che non si sia fatto vedere», così Sergio al termine della cerimonia in merito all’assenza di Visintin: «Speravo che non ci fosse e ho avuto questa grazia. Non posso fare pace con lui che ha causato tutto, Io sono sicuro che Sebastiano sappia tutto. Se non è stato lui proprio materialmente, lui sa chi è stato a uccidere mia sorella, o forse avrà detto a qualcuno “facciamo così”. Io sono sicuro che in ogni caso lui sia coinvolto al 100%». Accuse pesanti, che non è la prima volta Sergio avanza: «Ha disgregato sei famiglie, ha causato danni irreparabili, non sono il Papa che può perdonare sempre tutto», ha ribadito.

Silvia Radin, reggendo tra le mani un ritratto di Liliana, al termine della cerimonia ha letto una breve poesia dedicata alla cugina: «Cara Liliana – recitava – oggi come cinque anni fa siamo qua per accompagnarti verso la tua ultima dimora. Cinque anni fa ti chiesi di parlare, di aiutarci a raggiungere la verità e a riprenderti la tua dignità. Tu hai parlato. È doveroso ringraziare chi ha saputo ascoltarti, oggi ti rendiamo la pace che ti meriti. Non possiamo accarezzarti, abbracciarti, ma salutarti con un applauso».

Le indicazioni della Procura sono che i resti di Liliana vengano ben conservati e che, per ora, non vengano cremati o usati a scopo scientifico. Così i familiari, nello scegliere la bara, hanno optato per una soluzione zincata. In precedenza il marito aveva optato per una scelta diversa, al fine poi di cremarla. «In questo loculo potrà restare dieci anni – ha spiegato il fratello – spero che entro quel periodo si arrivi definitivamente a una verità, così da potere magari disporre poi dei resti in altra maniera: avevo già espresso la volontà di far riposare Liliana assieme alla nostra mamma. Speriamo un giorno di poterlo fare». In merito alle indagini ancora in corso il fratello si augura «che riescono ad evidenziare le evidenze che ci sono già».

Gabriella Micheli, l’ex vicina di casa dei Visintin, ha ricordato l’amica: «Non sono mai riuscita ad accettare la sua morte e mi auguro che le persone che le hanno fatto del male abbiano un rigurgito di coscienza, di umanità, e che si costituiscano».

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