Il “Modello Triveneto” dell’innovazione: Udine capofila dei 18 progetti che trasformano la fabbrica

Con iNEST l’ateneo friulano mette a terra 6 milioni di euro per la transizione verde e digitale. Pozzo (Confindustria): «Un motore territoriale che collega accademia e mercati internazionali».

Simone Narduzzi
Diciotto i progetti ideati da 38 imprese per aiutare la transizione verde e digitale della manifattura avanzata,
Diciotto i progetti ideati da 38 imprese per aiutare la transizione verde e digitale della manifattura avanzata,

Una rete di studenti, aziende, città. Di atenei che collaborano affacciandosi come una sola realtà compatta sul panorama italiano e internazionale. Un progetto che, in tal senso, può già definirsi un successo: fruttuoso è infatti il rapporto venutosi a instaurare tra l’Università degli studi di Udine e gli altri otto atenei del Triveneto coinvolti, dall’avvio nel 2022, nell’ambito di iNEST, l’ecosistema del Nord Est con focus sull’innovazione.

Diciotto, in particolare, i progetti ideati da 38 imprese per aiutare la transizione verde e digitale della manifattura avanzata, realizzati grazie a quattro bandi dell’Università di Udine del valore di sei milioni di euro. In alcuni fra questi progetti, di cui 12 di aziende trivenete e sei del Mezzogiorno, sono impegnate importanti realtà industriali come Beantech, Danieli Officine Meccaniche, Danieli Automation, Electrolux Italia, Electrolux Professional e Faber.

La giornata di ieri è servita, attraverso quattro apposite tavole rotonde tematiche ricerca-imprese, a illustrare lo stato dell’arte dei progetti. Ma l’articolata sessione di lavori tenutasi nell’auditorium della biblioteca scientifica e tecnologica dei Rizzi è servita altresì per tracciare il sentiero che, dall’avvio dell’iniziativa, in periodo Covid, ha mosso passi da gigante nel valorizzare le competenze messe in campo dalle università coinvolte elevandole a potenza nonché nel consolidare una visione che guarda oltre i 110 milioni di euro del Pnrr serviti a finanziare iNEST.

«Se i progetti riusciranno ad avere continuità, saremo riusciti a creare la strada giusta da seguire. Affinché ciò avvenga – le parole del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo –, dovremo tutti credere nell’innovazione: università, noi imprenditori e amministrazione pubblica».

Ha parlato da rettore e padrone di casa, Angelo Montanari, ma anche da ex coordinatore scientifico del progetto, ruolo poi ceduto alla luce degli sviluppi professionali raggiunti: «Ricordo quando, in principio, i rettori del Triveneto formularono un’intuizione molto felice e decisero di presentare un progetto congiunto giustificato dai punti di contatto esistenti fra le diverse realtà e mosso dalla convinzione che l’unica possibilità per poter giocare le nostre carte a livello nazionale sarebbe stata riuscire a far rete. Sono stati tre anni e mezzo molto impegnativi». Anni che però hanno dato frutti: circa 180 mila gli studenti coinvolti in un contesto che include le università di Padova (proponente), Verona, Ca’ Foscari e Iuav di Venezia, Trento, Bolzano, Udine, Trieste, Sissa, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs).

Il Programma iNEST promuove uno schema basato su finanziamenti a cascata per micro e piccole-medie imprese, grandi imprese e organismi di ricerca interessati alle tematiche dell’ecosistema e, nello specifico, agli argomenti trattati dallo spoke 3, di cui l’Università di Udine è leader. I 18 progetti risultati vincitori dei bandi, ha spiegato Montanari, «rappresentano un contributo reale all’innovazione. Il risultato è particolarmente positivo grazie anche alla incisiva collaborazione di Confindustria Udine, perché spesso le aziende si sono affiancate lavorando insieme, in modo complementare e virtuoso».

Da qui, la parola è passata al presidente Pozzo: «Confindustria Udine – ha detto – è stata fin dall’inizio partner di questo progetto perché ritiene che una collaborazione strutturata tra le imprese e il mondo della ricerca favorisca un più rapido trasferimento di tecnologie e competenze nelle nostre aziende. iNEST, infatti, non è solo un progetto di ricerca, ma un vero motore di sviluppo territoriale che collega sapere accademico, capacità imprenditoriale e risorse europee per rendere il Nord Est più innovativo, sostenibile e competitivo nel medio-lungo periodo. L’esperienza del Pnrr con gli Atenei triveneti, ora non va assolutamente dispersa».

La collaborazione più efficace, allora, «diventa progettare insieme fin dall’inizio cosa serve al territorio nei prossimi anni e usare i fondi strutturali per farlo accadere. In un mondo dominato da una competizione serrata – ha sottolineato infine il presidente di Confindustria Udine –, la chiave del successo per un territorio come il nostro, basato sulla manifattura e proiettato sui mercati internazionali, è trasferire l’innovazione nei processi produttivi e formare le risorse umane in grado di implementarli nelle imprese».

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