Il G20 delle spiagge: picchi di presenze d’estate, ma risorse non adeguate: la protesta dei 26 Comuni
Le località balneari vedono moltiplicarsi il numero delle presenze d’estate ma la ripartizione delle risorse spesso tiene conto solo dei (pochi) residenti. La richiesta di un riconoscimento giuridico con il varo delle Comunità marine

Nella maggior parte dei casi sono piccoli comuni, a volte anche piccolissimi e, come tali, in virtù del numero esiguo di residenti, vengono catalogati quando si tratta di partecipare a un bando o di distribuire risorse.
Ma, al culmine della stagione turistica, le località costiere si trasformano in vere e proprie città raggiungendo picchi di presenze che richiedono servizi di sempre maggior qualità.
Per questo motivo il G20 delle spiagge italiane che si è riunito a Lignano (oggi l’ultimo dei tre giorni di lavori) chiede con forza al governo di riconoscere lo status di Comunità marina, «un primo passaggio fondamentale», sottolinea Roberta Nesto, sindaco di Cavallino-Treporti e coordinatrice nazionale del network «per fare in modo che vengano garantiti lo sviluppo del turismo balneare e la salvaguardia del sistema costiero».

I comuni fisarmonica
Sono considerati comuni fisarmoniche le località turistiche costiere che subiscono una enorme variazione della popolazione tra i mesi invernali e la stagione estiva, passando da poche migliaia di residenti a decine di migliaia, un afflusso che mette sotto pressione i servizi pubblici, dalla gestione dei rifiuti con i relativi costi alla tutela della sicurezza locale.
Il G20
Il network G20 spiagge riunisce 26 comuni, tutti con una popolazione inferiore a 65.000 residenti che d’estate devono far fronte a un una presenza importante di turisti e che, anche a causa dei cambiamenti climatici, si trovano ad affrontare anche problematiche ambientali.
Una rete di sindaci che chiedono alla politica un cambio di passo. «Servono strumenti e risorse adeguati per poter gestire al meglio la comunità», riassume Nesto, «la questione decisiva è la capacità dle territorio di funzionare come città durante tutto l’anno e di assorbire nei mesi di punta una popolazione temporanea molte volte superiore a quella residente».
La proposta di legge
In questa direzione va la proposta di legge 2410 che si pone proprio l’obiettivo di superare il paradosso balneare, per cui i piccoli comuni costieri devono garantire sicurezza, sanità, gestione dei rifiuti e infrastrutture a flussi di milioni di turisti basandosi su risorse e organici calcolati solo sul numero dei residenti stabili. La legge mira a stanziare fondi strutturali e a concedere deroghe per l’assunzione di personale stagionale (come agenti di polizia locale), per riequilibrare il rapporto tra residenti e ospiti.
I rifiuti
Il servizio di igiene urbana costa ai Comuni che fanno parte del G20 quasi 200 milioni di euro l’anno, il costo medio è di 400 euro per residente, contro una media italiana di 214. A Bibbona, in provincia di Livorno, il servizio arriva a costare 988 euro per residente, oltre quattro volte e mezzo la media nazionale.
Numeri che trovano giustificazione dalla quantità di rifiuti prodotti: a Caorle oltre 16.000 tonnellate all’anno: 1.469 chilogrammi per residente, a Bibione quasi 18.000 tonnellate di rifiuti urbani all’anno: 1.554 chili per residente, quasi tre volte la media nazionale, che è di 508. Ovviamente la maggior parte dei rifiuti non viene prodotta dai pochi residenti, ma dai turisti presenti durante i mesi di alta stagione.
Le coste
Un altro tema delicato è quello della tutela ambientale delle coste che, a causa del cambiamento climatico e delle sempre più frequenti mareggiate, sono a rischio erosione. Difficile se non impossibile immaginare che a farsi carico degli investimenti necessari siano i singoli comuni.
A Jesolo, racconta il sindaco Christofer De Zotti, «ci siamo mossi in anticipo mettendo a bando le concessioni e questo ci ha consentito di avere a disposizione importanti risorse private che saranno impiegate proprio nella difesa della costa, abbiamo a disposizione 24 milioni ed è pronto un progetto da circa 40 per il quale speriamo di ricevere un aiuto dalla Regione per i fondi mancanti».
Dal G20 arriva anche la richiesta di istituire un fondo nazionale per i rifiuti spiaggiati che «riconosca l’origine di bacino dei materiali e definisca criteri per il mantenimento, recupero e smaltimento della Posidonia, preservando sabbia e funzione ecologica». Il comune di Alghero gestisce circa 10.000 tonnellate di Posidonia che non è un rifiuto, ma una pianta marina fondamentale per il Mediterraneo, che protegge le coste contrastando l’erosione, produce ossigeno e ospita una ricca biodiversità. Il costo di pulizia però arriva a 300.000 euro e grava in larga parte sul bilancio del Comune sardo.
Commercio
Tra le richieste formulate anche il riconoscimento dei centri balneari come aree di pregio al pari dei centri storici, con la possibilità quindi di derogare alla normativa sul commercio per riqualificare gli assi commerciali.
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