Gemona ospita il Raduno della Protezione civile: «Mai più timore di operare
Alla caserma Goi-Pantanali la giornata conclusiva dell'evento con le delegazioni del Nord Italia. Presenti il ministro Musumeci e l'assessore regionale Riccardi

Le divise colorano di giallo e blu il piazzale alla caserma Goi-Pantanoli a Gemona. Ed è a ognuno dei volontari che il ministro alla Protezione civile Nello Musumeci si rivolge, dal palco prima, tra di loro poi. Con una rassicurazione, che raccoglie gli esiti di un lavoro svolto a fianco a fianco con l’assessore regionale Riccardo Riccardi.
«Un lavoro impegnativo e doveroso per ridurre l’esposizione del volontario alla vulnerabilità del codice penale. In cui ho trovato nel ministro Luca Ciriani un valido alleato. Tutto il Governo si è raccolto attorno alla nostra proposta: il volontario, in zona di operazione non deve avere un solo sussulto di timore di finire davanti a un magistrato, deve essere dedito unicamente a salvare persone e cose». L’applauso degli oltre 500 volontari presenti alla giornata conclusiva del Raduno interregionale del volontariato di Protezione civile del Nord Italia è fragoroso. Perché è una rassicurazione che diventa risposta alla mobilitazione regionale levatasi dopo il caso Preone che ha portato al via libera dato dal Senato al disegno di legge sulla Protezione civile.
«Certo bisogna conoscere i contesti», ha proseguito, «sono momenti difficili che vorrei ogni magistrato comprendesse e questo vale anche per i sindaci che sono chiamati a stare in trincea, loro che nel momento dell’emergenza, devono coniugare passione, coraggio e intelligenza».
«Il disegno di legge sulla Protezione civile serve a questo, a richiamare un contesto operativo di fronte al quale in passato molti hanno pagato per il loro generoso impegno. Ho inoltre fortemente voluto la revisione del codice della Pc, perché il cambiamento del clima ha reso più vulnerabili alcune fragilità italiane, da Nord a Sud» prosegue Musumeci.
La parola d’ordine dunque, è «prevenzione» ha affermato ricordando il padre della Protezione civile Giuseppe Zamberletti che seppe creare nel Friuli devastato dal sisma del 1976 un modello d’intervento basato sul coinvolgimento del territorio. «Se solo una parte dei 130 milioni che l’Italia ha speso per ricostruire, fosse stata destinata alla prevenzione» ha concluso Musumeci, «avremmo pianto meno morti e ottenuto una nazione più sicura. Sono grato a ciascuno di voi e ringrazio i sindaci che operano con un piano comunale di protezione civile sempre aggiornato». I volontari che lavorano «nel silenzio del dovere, un patrimonio straordinario».
E al ministro l’assessore Riccardi ha fatto dono di una felpa della Protezione civile con la frase “Il Friuli ringrazia e non dimentica”. «Gli eventi cambiano, con essi le esigenze alle quali dobbiamo rispondere ma questa grande organizzazione continua a garantire le misure necessarie per assistere le persone», ha rimarcato Riccardi, «non più soltanto per le conseguenze degli eventi metereologici ma anche davanti a sfide che negli ultimi anni ci hanno messo a dura prova. Nulla sarebbe stato lo stesso senza questo straordinario corpo che unisce le competenze dei nostri professionisti agli straordinari volontari che ogni giorno si dedicano agli altri. A questo esercito di pace noi vogliamo dire ancora grazie. Lo diciamo a Gemona a 50 anni dal terremoto, consapevoli che sfide complesse ci attendono. Rivolgo un ringraziamento al ministro Musumeci. Tutto ciò non avrebbe le condizioni necessarie per un futuro se non fosse in itinere quel provvedimento che potrà garantire la sicurezza e chiarire le responsabilità dei nostri volontari e sindaci. Sarebbe impensabile continuare a chiedere disponibilità, gratuità e generosità mettendo a rischio patrimonio personale e responsabilità non proporzionate. Se il parlamento si sta occupando di questo lo dobbiamo al confronto franco che lei ha voluto aprire riconoscendo la domanda delle regioni e cogliendo le istanze che ponevamo».
Ha fatto giungere il suo messaggio alla cerimonia anche il presidente della Regione Massimiliano Fedriga: «Cinquant’anni dopo il terremoto, questa giornata è un grande ringraziamento alle donne e agli uomini della Protezione civile. Il volontariato è un patrimonio del Friuli Venezia Giulia e una componente fondamentale di quel Sistema che, nato dall’esperienza drammatica del 1976, ha saputo crescere ed evolvere diventando un riferimento anche oltre i confini regionali».
Nel suo intervento, Musumeci ha richiamato il “modello Friuli”, nato dall’esperienza del terremoto e fondato sulla sussidiarietà, sottolineando come proprio in queste terre abbia trovato applicazione un sistema di cooperazione tra le diverse componenti operative che ha contribuito all’evoluzione della Pc italiana. Un’occasione, questa, ha poi ribadito il sindaco Roberto Revelant «per ringraziare chi ci è venuto in soccorso e chi ci ha aiutati a rinascere, solidarietà che il Friuli mai dimenticherà. Non vogliamo tradire mai l’impegno assunto con Zamberletti di continuare a lavorare sulla prevenzione, un lascito da coltivare e trasmettere alle nuove generazioni». Intervenuto anche il colonnello Lorenzo Rivi comandante dell’8° Reggimento Alpini («I valori della solidarietà e del dovere sono la spinta etica che muove ogni soccorritore») e il direttore dell’ufficio gestione delle emergenze dipartimento della Pc Luigi d’Angelo che ha sottolineato il valore dell’esercitazione con oltre 400 volontari da tutta Italia.
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