L’esperta: «Nel caso Terrin il tentato strangolamento è stato sottovalutato»

Sonia Oreffice, docente nel Regno Unito: «Chi subisce un primo gesto del genere finisce uccisa dal partner nel 43% dei casi. Ciò che manca è una formazione adeguata per le forze dell’ordine e per i giudici»

Maria Ducoli
La docente di Economia a Exeter, Sonia Oreffice
La docente di Economia a Exeter, Sonia Oreffice

Uno strangolamento non può essere considerato alla stregua di uno schiaffo, non può essere minimizzato: è una degenerazione della violenza domestica, un campanello d’allarme per un possibile femminicidio». A dirlo, dal suo studio all’Università di Exeter, nel Regno Unito, è la professoressa ordinaria in Economia, la veneziana Sonia Oreffice, che da anni si occupa proprio della violenza domestica e degli effetti delle leggi e delle politiche in materia sulla vita delle donne.

«Uno studio del 2008», spiega l’economista, «mostra che lo strangolamento non letale è un fortissimo indicatore di rischio: il 43% delle donne uccise dal partner aveva subito in precedenza uno strangolamento, contro il 10% delle donne vittime di violenza nel gruppo di controllo».

Uno studio più recente, condotto negli Stati Uniti da Sonia Oreffice e Climent Quintana-Domeque insieme a Dercio de Assis e Arpita Ghosh, mostra inoltre che negli Stati che hanno introdotto leggi specifiche sullo strangolamento non letale i femminicidi sono diminuiti.

Per le donne tra i 18 e i 49 anni, la riduzione stimata è di circa il 14 per cento. La ricerca, però, sembra spesso percorrere una strada a sé, che raramente si interseca con le politiche e le leggi adottate dai governi.

«Infatti», prosegue Oreffice, «anche il femminicidio di Terrin ci mostra come lo strangolamento sia stato probabilmente sottovalutato: la donna aveva denunciato, ed è una gran cosa, un atto di coraggio, ma forse a quel gesto bisognava dare più peso. Ciò che manca è una formazione adeguata per le forze dell’ordine e per i giudici. È importante che chi entra in contatto con le vittime sappia riconoscere questo campanello d’allarme».

Dall’Inghilterra, Oreffice continua a tenersi informata sulle politiche adottate in Italia per contrastare la violenza di genere. «Non mi pare un bel periodo per l’Italia», commenta.

«Lascia perplessi il fatto che non si riesca a fare abbastanza per prevenire queste situazioni: è necessario agire a monte. Partendo anche dal linguaggio: basta chiamarli “tentativi di strangolamento”, sono degli strangolamenti veri e propri. Solo chiamando le cose con il loro nome potremo iniziare a riconoscerne pienamente la gravità e a proteggere davvero le donne».

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi