Crisi dei carburanti nei cieli italiani: il Trieste Airport tiene, ma preoccupa il blocco dello stretto di Hormuz
Ronchi dei Legionari conferma il pieno di scorte. Lo spettro del blocco dello stretto di Hormuz agita il trasporto aereo tra traffico pasquale e tensioni in Medio Oriente

Mentre il panorama del trasporto aereo nazionale inizia a mostrare i primi segnali di cedimento sotto i colpi della crisi energetica, il Trieste Airport di Ronchi dei Legionari si conferma, per il momento, un’isola felice. Secondo quanto appreso dai vertici della società di gestione dello scalo giuliano, non si registra alcuna criticità sul fronte degli approvvigionamenti di cherosene.
La Carboil, azienda responsabile dello stoccaggio e del rifornimento diretto agli aeromobili, ha confermato che i serbatoi regionali sono pieni, garantendo la regolarità di tutti i voli programmati.
La situazione
La situazione nel resto del Paese appare tuttavia molto più frammentata e tesa. A oltre un mese dall'inizio del conflitto in Iran, la chiusura dello stretto di Hormuz sta iniziando a pesare sul traffico petrolifero globale, sollevando dubbi sulla tenuta del sistema durante la prossima stagione estiva.
Al momento, il dibattito tra gli esperti si concentra sulla natura del problema: non è ancora chiaro se le attuali difficoltà siano dovute esclusivamente al picco di traffico legato alle vacanze pasquali o se rappresentino il preludio a una scarsità strutturale di carburante.
Pierluigi Di Palma, presidente dell’Enac, ha rassicurato il settore spiegando che le attuali limitazioni sono connesse all'intensa attività del periodo festivo, pur ammettendo che una prosecuzione del conflitto in Medio Oriente porterebbe inevitabilmente a conseguenze pesanti.
Qui a Nord Est
Nel resto del Nordest, il gruppo Save, che gestisce gli aeroporti di Venezia, Verona e Treviso, parla di limitazioni non significative, circoscritte a un singolo fornitore e compensate dalla presenza di altri partner commerciali. Più complessa è stata la situazione nel Mezzogiorno, in particolare a Brindisi, dove un allarme scattato nelle scorse ore ha fatto temere il blocco delle partenze.
Il Notam inviato ai piloti segnalava l'indisponibilità di cherosene fino a mezzogiorno del 7 aprile, garantendo solo i voli di Stato e i soccorsi.
L'emergenza è rientrata grazie all'arrivo di nuovi rifornimenti già in mattinata, ma il caso ha messo in luce una pratica rischiosa: molti aerei provenienti da scali già in sofferenza hanno effettuato rifornimenti extra in Puglia, con un incremento della domanda del 35% che ha rischiato di svuotare i depositi locali.
Ad oggi sono sette gli scali italiani che hanno dovuto imporre limitazioni o che hanno denunciato criticità nei rifornimenti. Sebbene la maggior parte degli aeroporti, da Perugia a Taranto, confermi scorte sufficienti, la preoccupazione resta alta.
Se la via commerciale di Hormuz dovesse rimanere preclusa nelle prossime settimane, il rischio concreto è che la crisi dei carburanti possa portare alla cancellazione massiccia di voli proprio nel cuore della stagione turistica, trasformando l'attuale allerta pasquale in un'emergenza senza precedenti per il comparto dell'aviazione civile.
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