Centralina sul Vajont, la Provincia di Belluno dice no all’unanimità: «La memoria va rispettata»
Maggioranza e minoranza compatte sull’ordine del giorno contro l’opera. Il presidente Staunovo Polacco: «Documento che non ha colore politico». La consigliera De Pellegrin: «È il risultato dell’ascolto avviato con il territorio»

La contrarietà assoluta e unanime alla centralina sul Vajont arriva anche da Palazzo Piloni e in particolare dal consiglio provinciale che compatto ha votato l’ordine del giorno sul tema.
Un ordine del giorno che ricalca quasi in maniera pedissequa quello votato l’altro ieri in consiglio comunale a Longarone con l’unica differenza che tra gli enti che dovranno avere voce in capitolo su altre eventuali operazioni di questo genere rientrerà anche Palazzo Piloni.
«Nel dispositivo, al terzo punto», spiega infatti il presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco, «abbiamo aggiunto che, sulla vicenda devono essere ascoltati da parte degli enti competenti per i successivi atti amministrativi, non solo le associazioni che conservano la memoria della tragedia del Vajont, e le comunità locali che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia, ma abbiamo aggiunto che vada ascoltata anche l’ente Provincia».
A dire il vero all’ordine del giorno del consiglio provinciale c’era, oltre al documento votato, anche una mozione presentata dal gruppo Futura-Centrosinistra bellunese” che aveva lo stesso tema ad oggetto. Una mozione che poi è stata ritirata dalla stessa proponente del gruppo, Sindi Manushi perché comunque sarebbe stata una ripetizione rispetto all’ordine del giorno votato.
«Un ordine del giorno», come ha ribadito lo stesso presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco, «che rappresenta un documento fondamentale per raggiungere lo scopo finale: cioè avere un testo che raccoglie in modo compatto l’idea del consiglio provinciale su un tema generale come quello relativo alla realizzazione di questa centralina sul Vajon. Un documento quindi che vede d’accordo maggioranza e minoranza, senza alcuna distinzione».
Ed è in questo che sta la forza di questo atto votato all’unanimità da tutto il consesso provinciale. Nessuna eccezione, niente da eccepire da nessuna parte.
E non poteva essere altrimenti visto che si parla di centralina sul Vajont «una circostanza che mantiene sempre vivo, come deve essere, il ricordo della tragedia che si è consumata 63 anni fa nel nostro territorio.
Una ferita sempre aperta che non può essere dimenticata in nessun modo», come ha ribadito la stessa Manushi. La quale poi ha ribadito come l’ordine del giorno votato sia un documento che tiene conto della mediazione tra due posizioni diverse all’interno del consiglio. «Da un lato la nostra, più intransigente», ha ribadito la sindaca di Pieve di Cadore, «che siamo contrari ad ogni sfruttamento del Vajont anche dal punto di vista etico, e dall’altro quella di parte della maggioranza.
Questo documento è frutto di un lavoro che è intercorso tra me e il presidente Staunovo in cui ognuno di noi ha rinunciato a qualcosa per raggiungere una posizione unanime, compatta. Posizione che era dovuta per il tema che stiamo trattando».
Anche la consigliera del gruppo di maggioranza, Progetto Dolomiti, Donatella De Pellegrin nel suo intervento ha tenuto a ribadire come questo documento derivi «da un’attività di ascolto del territorio da parte della Provincia. Abbiamo voluto capire cosa vuole il territorio, quale sia la sua sensibilità su quel luogo e su quanto è accaduto». De Pellegrin ha ricordato, quindi, gli incontri con il comune di Longarone ma anche con le associazioni della memoria del Vajont. Un ascolto dovuto».
Resta da capire se anche la Provincia si farà parte attiva nella presentazione di un ricorso al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per il presidente Staunovo Polacco, «dirlo adesso è prematuro. Ci ragioneremo. Vedremo anche quali sono i termini e se possiamo farlo, cioè se abbiamo la competenza di farlo. Questo infatti non lo so».
Adesso le associazioni della memoria si sono mosse affidando a dei professionisti delle consulenze. «Attendiamo quindi gli esiti di questi confronti degli specialisti. Quando ci chiameranno per condividere con noi i risultati noi ci saremo sicuramente. E allora in quel momento vedremo il da farsi», evidenzia il presidente di Palazzo Piloni che in merito alle varie azioni possibili per sostenere la contrarietà alla centralina sul Vajont sottolinea come «il ricorso al Tar non è utile, perché il tribunale si esprimerebbe soltanto sull’aspetto tecnico dell’operazione. Ma qui serve un qualcosa in più per questo progetto della Welly Red di una piccola centrale idroelettrica sul torrente Vajont, situata subito sotto la storica diga nel territorio comunale di Erto e Casso», conclude Staunovo Polacco.
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