
Addio a Claudio Sterpin, uno dei protagonisti del caso Resinovich
Amico speciale di Liliana, è stato l’ultima persona a sentirla al telefono. Scomparso a 86 anni, confutava la tesi del suicidio: «Avevamo progetti insieme»
«Ho paura di andarmene senza conoscere la verità sulla morte di Lilly». Ma così è stato. Claudio Sterpin la maratona più complessa, quella della vita, l’ha persa l’altra sera. Si è spento a 86 anni all’ospedale di Cattinara: vi era stato trasferito l’8 febbraio, dopo avere accusato un malore mentre si trovava nella sua abitazione di via D’Alessio. Se verrà scritta una verità, almeno giudiziaria, sulla tragica fine della sua amica speciale Liliana Resinovich, lui non la leggerà.
I due si erano conosciuti nel 1989 e poi si erano ritrovati in anni più recenti. Sterpin ha avuto, e continuerà comunque ad avere, un ruolo chiave nella vicenda della morte della 63enne.
Il pm Ilaria Iozzi, che dirige le indagini sulla morte della donna, aveva chiesto e ottenuto dal gip di anticipare e cristallizzare la testimonianza di Sterpin in incidente probatorio.
È con Claudio Sterpin che Liliana prima di scomparire aveva parlato per l’ultima volta al telefono, nella chiamata delle 8.22 del 14 dicembre 2021. «Quella mattina doveva raggiungermi, come ogni martedì: la stavo aspettando», aveva rivelato l’uomo agli investigatori della Squadra mobile presentandosi spontaneamente in Questura il giorno seguente, il 15 dicembre 2021.
«Doveva trasferirsi a vivere da me, il fine settimana successivo alla sua scomparsa avremmo dovuto partire per un weekend a Umago», aveva rivelato in un secondo momento, accendendo una luce diversa sulle indagini che accompagnavano il mistero sulla morte della donna, ritrovata cadavere ai margini del parco dell’ex Opp il 5 gennaio 2022. Sterpin non ha mai accettato la tesi del suicidio.
«È stata brutalmente picchiata, uccisa e conservata per settimane in un luogo al freddo», sosteneva accusando il marito di Liliana, Sebastiano Visintin – unico indagato per la morte della moglie – di nascondere delle verità.
Ma anche Claudio porterà con sé dei segreti che custodivano lui e Liliana. Nei primi giorni dopo la scomparsa della donna aveva cercato, forse per rispetto alle figlie Cristina e Emanuela, di ridimensionare quel rapporto, raccontando di una Liliana che lo raggiungeva a casa per stirargli le camicie.
Poi, il giorno del funerale di Liliana, con un cartello appeso all’ingresso del cimitero aveva dichiarato quel suo amore: «Ciao Lilly», si leggeva, con accanto gli acronimi di “riposa in pace” e “ciao amore mio”. Da allora non aveva mai mancato di portare una rosa sulla tomba di Liliana, prima che i resti della donna venissero riesumati. E nell’anniversario della scomparsa lasciava un fiore anche nel punto del boschetto dove, infilato in quello strano sistema di sacchi e cordino, era stato ritrovato il cadavere.
Nato a Trieste il 22 marzo 1939, Sterpin aveva abbandonato gli studi dopo la prima superiore per iniziare a lavorare alle Coop operaie. Dopo il servizio militare da bersagliere a Napoli, era diventato autista di autobus. È in quel contesto che si era scambiato i primi sguardi con Liliana. Lui guidava, lei passeggera gli sorrideva. Ad avvicinarli ulteriormente era stata poi l’atletica, le gare podistiche. Lui campione, primatista mondiale sulle lunghe distanze, Azzurro d’Italia; lei appassionata.
«Io e Liliana di fatto siamo sempre rimasti legati da un filo sottile», aveva raccontato lasciando trasparire un’intesa che li teneva uniti anche se con progetti di vita diversi. Sterpin aveva avuto due mogli. Liliana, dopo il rapporto con Claudio, aveva sposato Sebastiano. Il destino li aveva riavvicinati, tanto da progettare un futuro insieme, stando a quanto aveva riferito l’uomo anche agli inquirenti. Un rapporto importante al quale il marito di Liliana non ha mai creduto.
Ma a confermarne l’intensità era stata la consulenza che la Procura aveva disposto sui dispositivi telefonici della donna facendo emergere 1.100 chiamate tra i due in pochi mesi a fronte di 500 tra lei e il marito. E poi messaggi in codice, fotografie. Lui sulla sua rubrica telefonica l’aveva registrata come “AaRegio”.
«Da quel 14 dicembre mi sveglio ogni notte pensandola», aveva detto Sterpin mentre curava le rose del suo giardino: «Le piacevano tanto, quelle color rosa specialmente: gliene facevo trovare sempre un bocciolo sul tavolo quando veniva a trovarmi». In camera da letto aveva appeso una gigantografia di Liliana, «mi accompagna tutto il giorno, vivo per trovare giustizia».
Sterpin da quatto anni aveva intrapreso una battaglia per far emergere la verità su Lilly, a volte con qualche uscita sgangherata, sopra le righe, da mal consigliato, ma sempre con genuinità. Stava preparando una lettera da spedire al Presidente Mattarella e al ministro Nordio, per denunciare alcune note stonate delle indagini. Quella missiva non arriverà a destinazione.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi











