Violenze in carcere: comandante, 'gli agenti erano esasperati'

(ANSA) - NAPOLI, 11 FEB - "Ho visto agenti che hanno picchiato, dato schiaffi e manganellate ai detenuti, qualcuno ha perso la testa, ho detto a qualche agente di stare calmo, ma non sono intervenuto per porre fine alle violenze perché si trattava di episodi durati per breve tempo, in cui non ho notato accanimento. E perché il personale era esasperato". E' così che il comandante della Polizia Penitenziaria Pasquale Colucci ha spiegato in aula, nel corso dell'esame reso come imputato, perché non intervenne per interrompere i pestaggi commessi dagli agenti penitenziari ai danni dei detenuti del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), fatti avvenuti il sei aprile 2020 che hanno dato luogo ad un maxi-processo con 105 imputati. Le parole di Colucci fanno trasecolare il pm di Santa Maria Capua Vetere Daniela Pannone, anche perché Colucci era tra gli ufficiali della penitenziaria il più alto in grado presente in quel momento al carcere casertano. "Non è intervenuto per far sfogare gli agenti dunque?" replica con durezza il pm. "No, erano condotte da censurare ma che non ho censurato - risponde Colucci - nel personale c'era frustrazione per tutto quanto stava accadendo in quel periodo, anche la sera prima del 5 aprile, con il barricamento e la protesta dei detenuti. In quel momento non ho analizzato lucidamente le decisione che dovevo prendere, ma sono qui per assumermi le mie responsabilità". Colucci, probabilmente l'imputato più atteso essendo stato all'epoca stretto collaboratore del provveditore Fullone (imputato), nonchè comandante del Nucleo Traduzione e Piantonamenti (NTP) del carcere di Secondigliano e soprattutto del Gruppo di Intervento Operativo (GIO), formato da agenti penitenziari di diverse carceri campane - il gruppo fu creato da Fullone per intervenire nei casi critici - racconta che le modalità operative della perquisizione "furono decise dal Comandante della penitenziaria nel carcere Gaetano Manganelli, cui in quella circostanza ero subordinato, non essendo in servizio al carcere di Santa Maria". (ANSA).
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