Vessazioni alla figlia e induzione alle nozze forzate, coniugi condannati

Una storia che ricorda quella di Saman, con un epilogo diverso

(ANSA) - REGGIO EMILIA, 05 GIU - Anni di vessazioni, percosse e un aborto indotto alla figlia, considerata colpevole per una relazione sentimentale da loro non approvata: prima è stata privata del cellulare, poi isolata e costretta ad andare in Pakistan contro la sua volontà, minacciata di non farla tornare se non avesse accettato il fidanzamento e poi un matrimonio con un cugino. La storia, nella bassa reggiana, riporta alla memoria quella di Saman Abbas, uccisa nel 2021 a Novellara. Questa volta la denuncia ai carabinieri di una 22enne pachistana, che ha avuto il coraggio di ribellarsi, ha portato a una fine diversa, cioè a una sentenza per il padre e la madre: i coniugi, 54 e 51 anni, sono stati condannati a due anni e 15 giorni per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato. Il processo in primo grado conclude una complessa indagine dei carabinieri di Boretto, con il Norm di Guastalla, coordinati dalla Procura reggiana diretta da Calogero Gaetano Paci. Le vessazioni sono iniziate nel 2017 e si sono protratte fino al 2023. La ragazza è stata picchiata e chiusa a chiave in cantina, di notte. A dicembre 2022, scoperta la gravidanza, la giovane è stata presa a pugni all'addome e alla schiena, costretta poi ad abortire. Nonostante la paura, la vittima è riuscita a confidarsi con i carabinieri per poi aprirsi al magistrato titolare dell'inchiesta e al procuratore Paci. Dopo le dichiarazioni era arrivato un divieto di avvicinamento, dove il giudice aveva sottolineato come le condotte fossero espressione di una visione "maschilista e dispotica", incompatibile con i diritti fondamentali garantiti dall'ordinamento italiano. (ANSA).

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