Veronesi, 'un popolo che dice no potrebbe fermare le guerre'

(dell'inviata Francesca Pierleoni) (ANSA) - VENEZIA, 11 SET - Era uscito nel 1993 Per amore solo per amore, l'adattamento dall'omonimo libro di Pasquale Festa Campanile, vincitore del premio Campiello, nel quale Giovanni Veronesi aveva raccontato, dalla prospettiva di Giuseppe, l'incontro con Maria di Nazaret e la nascita di Gesù. Ora il regista torna a immergersi nel tema della fede con Dio Ride, interpretato da Pierfrancesco Favino, Paolo Rossi, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Carlo Cecchi, film di chiusura fuori concorso alla 83/a Mostra del Cinema di Venezia (2 -12 settembre) e in sala dal 29 ottobre con PiperPlay. Una storia prodotta da Indiana Production (una società Vuelta), Ogi Film e Piperfilm, in collaborazione con Netflix, ambientata nel '600, liberamente ispirata a fatti realmente accaduti. Protagonista è Fra Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino), un cappuccino che, con semplicità e immediatezza, diffonde di villaggio in villaggio il Vangelo in Toscana, parlando di un Dio capace anche di ridere e vicino alle persone. Un messaggio che lo rende sempre più popolare, portando le autorità religiose locali ad accusarlo di eresia. Così Innocenzo X (Cecchi, nel suo ultimo ruolo), decide di inviare, per fermarlo, il potente Cardinale Maculani (Orlando), già capace di aver fatto abiurare Galileo Galilei. Tuttavia far rinnegare le proprie idee a Fra Leopoldo si rivela molto più difficile del previsto. "Mi sono avvicinato sempre ai temi religiosi con un grande terrore, essendo laico, essendo miscredente, quasi scomunicato, ma mi affascina molto il mondo di un potere che io non conosco, un mondo così difficile da capire come quello religioso, dove bisogna avere la fede. Nel mio primo film su questo tema c'è la fede nell'amore; qui il personaggio di Leopoldo mostra che avendo fede in se stessi e nel prossimo si può raggiungere uno scopo, cioè quello di essere onesti, di essere veri". Volendo seguire la strada della grande commedia all'italiana ma anche di film come Il nome della rosa, Veronesi ha infuso nella storia anche molti richiami con l'oggi: "Sarebbe importante che le persone, soprattutto le nuove generazioni, dicessero no a certe imposizioni del potere" sottolinea il cineasta. Oggi "sarebbe molto importante che se un leader politico qualsiasi dicesse al suo popolo di andare in guerra, il popolo rispondesse semplicemente 'no': un leader da solo non potrebbe fare niente. Se i soldati si rifiutassero, in Ucraina non ci sarebbe la guerra. Bisognerebbe credere talmente tanto in se stessi, negli altri, nella propria vita in quello che c'è intorno per dire 'no'. Tanti soldati russi sono morti, ragazzi di 18 anni, senza sapere perché.... Quello che ho voluto dare nascondendoci nel 1600 è proprio il messaggio di un 'no' forte alle imposizioni del potere, su tutto, anche sulla vita. La risposta principale a tutte le domande è 'no'". Nel creare Fra Leopoldo "è stato fatto un lavoro sul linguaggio e ovviamente sulla veridicità storica, su cosa significasse essere un frate cappuccino in quell'epoca - spiega Favino - ma anche sulla figura del guitto, che non è il comico né la commedia dell'arte, ma ha la sua modalità di racconto, su cui il massimo riferimento è Dario Fo. Dopodiché si mettono sul tavolo, come per ogni ruolo, moltissime carte" osserva. "Io sono estremamente grato a Giovanni per avermi dato uno di quei personaggi che secondo me ti capita una volta nella vita, perché è così legato alla nostra tradizione e contemporaneamente così moderno. L'opportunità poter far sorridere ed emozionare nella stesso film è molto rara, per cui nella mia memoria rimarrà nel podio dei ruoli a cui sono più legato". Per Orlando, Veronesi "è riuscito a pescare per Dio Ride cinque generazioni di attori straordinari. Il mio personaggio fa parte di un potere che era debole in quel momento storico, e quando un potere è debole, diventa più feroce". (ANSA).
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