Ventenne ucciso a Napoli, cade l'omicidio volontario per l'amico che sparò

(ANSA) - NAPOLI, 26 SET - Annullata la contestazione di omicidio volontario ipotizzata dalla Procura di Napoli al 23enne Francesco Pio Autiero, nipote di un elemento di spicco del clan De Micco di Ponticelli, ritenuto l'autore dell'omicidio dell' amico ventenne Fabio Ascione, raggiunto da un colpo di pistola al petto di ritorno a casa dal lavoro all'alba del 7 aprile scorso. La Cassazione, infatti, ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Leopoldo Perone e Sara Piccini, legali del 23enne, e rinviato al Tribunale del Riesame il giudizio relativo a questo capo d'accusa. Autiero, lo scorso 14 aprile, accompagnato dall'avvocato Perone, si consegnò ai carabinieri di Poggioreale che gli notificarono un provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose, porto e detenzione di arma da fuoco, anche questi aggravati. Secondo quanto emerse dalle indagini dei militari, prima dell'omicidio di Ascione, insieme a un 17enne, Autiero si rese protagonista di un conflitto a fuoco contro un gruppo di rivali, legati al clan Veneruso-Rea di Volla, che a bordo di un suv di colore scuro avevano sconfinato a Ponticelli. Stando a quanto ricostruito con non poca difficoltà dagli investigatori dell'Arma, coordinati dalla procura antimafia e dalla procura dei minorenni, Fabio Ascione, che nulla aveva a che vedere con la camorra, venne ucciso dal colpo esploso per errore da Autiero che, nei pressi dell'abitazione della vittima, era intento, con ancora l'arma in pugno, a vantarsi di come aveva respinto i suoi rivali. Ascione era a soli 40-50 centimetri quando il colpo è partito accidentalmente dall'arma di Francesco Pio: fece solo in tempo a dire "Uè, mi ha colpito", prima di accasciarsi al suolo ferito a morte. Inutili si rivelarono i soccorsi. (ANSA).
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