Tredicenne ucciso con una coltellata, domani sentenza a Napoli

(ANSA) - NAPOLI, 12 GEN - "Attendiamo una condanna esemplare per chi ha tolto la vita a mio figlio, per chi, per andare a divertirsi, è uscito di casa armato di coltello". A parlare è la mamma di Emanuele Di Caterino, ucciso con una coltellata alle spalle, ad appena 13 anni, il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi. Domani, a distanza di quasi 13 anni e dopo diversi processi, i giudici della Corte di Appello di Napoli sono chiamati a mettere la parola fine a un procedimento giudiziario che va avanti da ben 13 anni. Il timore della mamma della vittima è che, ancora una volta il processo possa concludersi con un nulla di fatto, visto che la Procura generale ha chiesto l' assoluzione dell'imputato, Agostino Veneziano (oggi 29 anni, all'epoca dei fatti 17enne) ritenendo sussistente la legittimata difesa. Ipotesi fortemente contrastata dagli avvocati della mamma della vittima - Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito - i quali si sono basati su tre elementi chiave emersi dall'autopsia: quando Emanuele è stato accoltellato alla schiena non era più un pericolo per l'imputato; Veneziano ha dichiarato di trovarsi a terra quando ha sferrato il colpo fatale, ma, sempre dall' autopsia, è emerso che il fendente è stato inferto dall'alto verso il basso. E, infine, l'arma: in un primo momento l' imputato ha dichiarato che non era sua, di averla trovata a terra, mentre era disteso. In seguito però è stato provato che in realtà era di sua proprietà. (ANSA).
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