Tram deragliato a Milano, per medici del conducente 'nessuna negligenza'

"Non sussistono elementi per ricondurre l'accaduto a comportamento illecito, negligente o imprudente" da parte di Pietro Montemurro, il conducente del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, per cui è stato indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose. È la conclusione della consulenza cardiologica e medico-legale di parte, firmata da Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti e depositata dai legali di Montemurro. Secondo i consulenti, la perdita di coscienza fu "un evento acuto, imprevedibile nelle circostanze e non prevenibile dal soggetto". L'incidente, avvenuto in viale Vittorio Veneto, aveva provocato due morti e più di cinquanta feriti. Il tram della linea 9, un nuovo modello Tramlink, aveva saltato la fermata prevista, quindi aveva affrontato lo scambio senza che questo si attivasse, deragliando e finendo contro un edificio. La conclusione della relazione, di 19 pagine, è che il malore sia riconducibile con "elevatissimo grado di probabilità, prossimo alla certezza" a una sindrome vaso-vagale di tipo misto, vasodepressivo e cardioinibitorio, in sostanza uno svenimento. Secondo i consulenti, la perdita di conoscenza non sarebbe stata causata da una malattia già presente, ma da una combinazione di fattori: una procedura odontoiatrica stressante effettuata nella mattinata del 27 febbraio, il digiuno e un senso di malessere già nelle ore precedenti il turno, quindi il trauma all'alluce subito poco dopo l'inizio del servizio. (ANSA).
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