'Schiavi per costruire il consolato Usa', la Naspi a 62 operai disoccupati

(ANSA) - MILANO, 11 SET - Sono una sessantina gli ex operai della Caddell Construction, l'azienda finita sotto controllo giudiziario per un presunto sfruttamento della manodopera impiegata nella costruzione della nuova sede del consolato Usa a Milano, i quali rimasti involontariamente senza lavoro ancor prima dell'intervento della magistratura milanese, si sono visti riconoscere dall'Inps l'indennità mensile di disoccupazione. Sono gli effetti dell'indagine coordinata dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici che ha portato in carcere Ulas Demir, il manager turco del gruppo Usa e con filiale in Italia, e Aji Appukuttan, ritenuto il "caporale operativo" e l'"intermediario tra società e lavoratori". Mentre il colosso americano, oltre ad aver regolarizzato e adeguato gli stipendi dei dipendenti in precedenza sfruttati, ha messo a disposizione, su un conto vincolato, 21 milioni di euro come risarcimento del danno, oggi si è appreso che per 62, tra coloro che sarebbero stati sfruttati, e che poi hanno ricevuto la lettera di benservito o se ne sono andati per via delle condizioni in cui lavoravano, è arrivata la cosiddetta Naspi. L'inchiesta ha messo in luce una situazione, è l'ipotesi, di "para-schiavismo": gli operai originari dell'India, avrebbero ricevuto paghe sotto la soglia della povertà di meno di due euro all'ora. Manovali reclutati da una società indiana "a cui veniva corrisposta", tra l'altro, da parte degli stessi lavoratori "la somma di circa 500.000 rupie", circa 5mila euro, una sorta di pizzo per poter lavorare. Demir, che si è visto da poco confermare dalla cassazione la misura cautelare, è stato interrogato qualche giorno fa: nei suoi confronti sono stati ipotizzati anche i reati di estorsione ai danni dei lavoratori e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. (ANSA).
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








