Ricerca oncologica, l'Europa si ferma a 3 mila trial, Usa e Asia oltre 5 mila

La Cina accelera con oltre 11 mila imprese biotech e circa 600 nuove molecole

(ANSA) - NAPOLI, 12 SET - Tremila sperimentazioni oncologiche aperte al reclutamento in Europa contro le 5.200 degli Stati Uniti e le 5.300 dell'Asia: è il divario illustrato da Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dell'Ieo all'Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica del ministero della Salute. I dati, ricavati da ClinicalTrials.gov, indicano una riduzione soprattutto degli studi promossi dall'industria e dedicati alle prime fasi di sviluppo dei farmaci. "Non è che i trial non ci siano, ma ci sono meno centri attivi", ha spiegato Curigliano. L'Italia mantiene un ruolo significativo: con 495 sperimentazioni accademiche e registrative aperte al reclutamento si colloca dietro Spagna, a quota 708, Francia, con 635, e Regno Unito, con 520. A trainare la crescita asiatica è soprattutto la Cina: incentivi fiscali e investimenti hanno favorito, nell'ultimo decennio, la nascita di oltre 11 mila imprese farmaceutiche e biotecnologiche e lo sviluppo di circa 600 nuove molecole. Anche l'impiego dell'intelligenza artificiale sta accelerando la ricerca e le prime fasi di sperimentazione. L'Europa conserva tuttavia una produzione scientifica di elevata qualità: gli indicatori presentati, dal Nature Index all'H-index di SCImago Oncology, la collocano su livelli comparabili o superiori a Stati Uniti e Asia. La criticità riguarda la capacità di trasformare questa conoscenza in nuovi studi e in un accesso tempestivo alle terapie: alcune aziende lanciano i farmaci prima negli Stati Uniti e ne rinviano l'introduzione nel mercato europeo anche di uno o due anni. Per recuperare terreno servono investimenti in ricerca e sviluppo, laboratori, infrastrutture accessibili per i dati, intelligenza artificiale e formazione del personale. Occorre inoltre ridurre costi, burocrazia e frammentazione, rafforzando le collaborazioni tra centri, istituzioni e industria. Curigliano ha richiamato anche il progetto di ACCsulle infrastrutture dei dati (Health Big Data) precisando che "terminata la fase ideativa occorre ora passare ai risultati concreti". (ANSA).

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